Giuseppe Daviddi

CASALGRANDE (Reggio Emilia) – Si torna a parlare in merito alla scelta del sindaco di Casalgrande, Giuseppe Daviddi di non dare un parere favorevole al bilancio di previsione 2025 dell’Azienda Sanitaria di Reggio Emilia. Una decisione presa nel corso della Conferenza Territoriale Sociale e Sanitaria che aveva motivato la scelta parlando di regressione dei servizi sanitari e di assenza di un chiaro percorso di crescita.
La presa di posizione aveva suscitato una reazione pubblica da parte di Caterina Mammi, biologa presso l’Ospedale Santa Maria Nuova ed ex assessore comunale, che nei giorni scorsi aveva scritto al sindaco una lettera aperta pubblicata sui social. Non si è fatta attendere la risposta del sindaco Daviddi alla dottoressa. Ne emergono due visioni diverse sulla sanità locale: da un lato, la critica del sindaco a un sistema che “non funziona come dovrebbe”; dall’altro, la difesa di chi vi opera quotidianamente, evidenziando i risultati ottenuti nonostante le difficoltà.

“Caro Sindaco, le scrivo in qualità di cittadina di Casalgrande, biologa presso l’Ospedale Santa Maria Nuova di Reggio Emilia, e persona che ha avuto il privilegio di servire questa comunità come Assessore dal 2004 al 2014, scriveva la dottoressa. Lo faccio con piena consapevolezza della mia “posizione di parte”, come qualcuno potrebbe definirla, ma senza ambiguità: non ho mai avuto difficoltà a prendere posizione, a metterci la faccia, e la mia storia personale e politica parla per me. In qcuesti giorni ho letto con crescente disappunto le sue dichiarazioni riguardo alla Sanità emiliano-romagnola, culminate nel suo voto contrario al bilancio presentato in Conferenza Socio-Sanitaria. Un bilancio che, pur chiudendosi con un disavanzo significativo, è il risultato di cause ben note e in gran parte esogene: la riduzione delle risorse stanziate dal Fondo Sanitario Nazionale, l’esplosione dei costi energetici, e l’aumento generalizzato dei prezzi nel settore sanitario ma anche del prestazioni stesse e dei farmaci salvavita. Ciò che mi preoccupa non è il dissenso – legittimo in democrazia – ma il tono costantemente pretestuoso e populista che accompagna le sue critiche, che rischiano di screditare un intero sistema sanitario e chi ogni giorno vi lavora con serietà, dedizione e competenza.

No, Sindaco, io non difendo per partito preso, ma attacco chi riduce tutto a slogan, senza conoscere a fondo ciò di cui parla. Attacco chi non riconosce che a Reggio Emilia, se hai un problema di salute, vieni curato davvero. Lo dicono i numeri, lo confermano le storie delle persone. Abbiamo reparti di eccellenza, cure all’avanguardia, terapie che fino a pochi anni fa erano disponibili solo in grandi centri come Milano e che oggi si possono fare qui. Una terapia Car-T, che può costare oltre 100.000 euro, a Reggio Emilia è realtà. E l’Azienda Sanitaria spesso mette a disposizione farmaci innovativi che ancora non sono rimborsati dal SSN, coprendone direttamente i costi. È vero, ci sono difficoltà, carenze di personale sanitario, retribuzione dello stesso, finanziamento del SSN, ma vanno oltre le responsabilità dell’azienda e anche delle regioni stesse, così come esistono le liste d’attesa. E sì, possono creare disagi. Ma nella maggior parte dei casi non mettono in pericolo la vita, e sono spesso alimentate da prescrizioni improprie – esami non necessari o richieste che potrebbero essere gestite dal medico di base.

Non stiamo parlando di un sistema perfetto. Ma stiamo parlando di un sistema che regge, che cura, che non lascia indietro nessuno. E questo dovrebbe essere oggetto di una riflessione onesta, non di una battaglia poco responsabile in virtù di una presunta libertà derivata dalla sua essenza civica. Cos’è poi il civismo? Ma non voglio sviare. Spero voglia rileggere con maggiore profondità ciò che questo territorio, pur tra mille difficoltà, è riuscito a costruire in anni di impegno collettivo e che è stato capace di innovare visto che non si può immaginare in un mondo che investe su telemedicina e intelligenza artificiale, di avere la stessa organizzazione ospedaliera e sanitaria di fine anni ’90. La fascia tricolore che lei indossa merita posizioni più profonde e responsabili, non slogan che parlano solo alla pancia e non alla testa delle persone.

La replica del sindaco alle osservazioni della Dottoressa Caterina Mammi:

“Gentile Dottoressa Caterina Mammi, ho letto con attenzione il suo post in risposta alle mie affermazioni relative alla decisione di votare contro il bilancio dell’AUSL presentato in CTSS (Commissione Territoriale Sociale e Sanitaria). Vorrei, se me lo permette, rispondere ad alcune delle sue osservazioni. La consapevolezza della sua “posizione di parte”, alla quale lei stessa fa riferimento, è certamente legittima, ma anche inequivocabilmente politica. È stata infatti Assessore per dieci anni nelle fila del Partito Democratico al Comune di Casalgrande, lo stesso partito che governa la Regione Emilia-Romagna e che ha promosso, con l’Assessore alla Salute della precedente Giunta Regionale, Raffaele Donini, la riforma del Servizio Sanitario Regionale.

È giusto esporsi pubblicamente ed esprimere le proprie opinioni, ma questa non è un’opportunità che le appartiene in via esclusiva. Non comprendo a cosa si riferisca quando afferma che la sua storia personale e politica “parla per lei”: forse, proprio per questa sua storia, più politica che personale, è meno abituata al confronto e più incline al giudizio. Il voto contrario al bilancio non è stato frutto di una posizione ideologica o politica, ma il risultato di un’attenta analisi dei dati presentati durante la seduta. Lei parla di “disavanzo”, ma dimentica – o evita – di menzionarne l’entità, che si attesta a circa 103 milioni di euro, in crescita rispetto agli anni precedenti, nonostante la riforma voluta dall’assessore Donini (che non abbiamo condiviso), che avrebbe dovuto preservare gli equilibri di bilancio. Tale riforma ha comportato, tra le altre cose, la chiusura dei Pronto Soccorso, di servizi di Guardia medica, di diversi reparti ospedalieri, la riduzione delle automediche e il persistente problema della carenza di personale medico e infermieristico, oltre a condizioni economiche e lavorative insoddisfacenti per gli operatori sanitari. L’anno scorso si è deciso di aumentare i ticket sanitari, scaricando parte del peso del deficit sui cittadini, ma nemmeno tale operazione è servita a contenere il debito. Mi preoccupa leggere che, pur affermando di accettare posizioni diverse, lei finisca poi per etichettarle come “populiste” o “pretestuose”, attribuendo alle mie parole l’intento di screditare l’intero sistema sanitario. Non è così. Rispetto la sua opinione, anche se temo che sia più dettata da appartenenza politica che da una reale condivisione tra cittadini e colleghi. Di fatto, solo un ex Assessore del Comune di Casalgrande si è sentita in dovere di rispondere pubblicamente, con giudizi squisitamente politici, alle mie osservazioni.

La invito ad ascoltare le migliaia di cittadini che ogni giorno vivono disservizi e difficoltà all’interno del sistema sanitario. Ho letto il commento di un signore che ha condiviso la sua esperienza personale: forse, non essendo né politico né dipendente dell’AUSL, considera il suo pensiero altrettanto “populista” o “catastrofista” Nessuno ha mai sostenuto – tanto meno io – che il nostro sistema sanitario sia del tutto inefficiente. Ma affermare che “tutto funziona alla perfezione”, come lei lascia intendere, è altrettanto irrealistico. Le criticità ci sono, e sono sotto gli occhi di tutti: carenza di personale, scarsa retribuzione, liste d’attesa interminabili sia per diagnosi che per interventi chirurgici. In molti casi, l’unica alternativa, purtroppo, è rivolgersi ai servizi privati, soluzione che dovrebbe essere scongiurata e certamente non dovrebbe rappresentare l’ultima possibilità per curarsi. Il diritto alle cure è sancito dalla Costituzione.

Oggi, i Padri costituenti sarebbero probabilmente delusi nel vedere i principi fondamentali da loro fissati svanire come neve al sole. Quando una malattia grave impone un intervento urgente e questo viene programmato a quattro anni di distanza, possiamo davvero dire che “nessuno viene lasciato indietro”? E non discuto la professionalità dei nostri medici – eccellenze riconosciute e invidiate – ma sottolineo un sistema che, purtroppo, non consente loro di esprimersi al meglio. Lei, nel suo intervento, parte da una posizione di cittadina, ma poi scivola su valutazioni politiche e critiche verso le liste civiche. È molto semplice: una lista civica è composta da persone che cercano di applicare, con coerenza, i principi della nostra Costituzione. Come stabilito dall’art. 21, ognuno ha diritto di esprimere liberamente il proprio pensiero. Colgo il suo suggerimento, ma mi permetto di farle a mia volta un invito: ascolti di più cittadine e cittadini, in particolare anziani e fragili, che ogni giorno vivono sulla propria pelle le conseguenze di un sistema inefficiente. Un’ultima considerazione: non condivido l’affermazione secondo cui la maggior parte delle richieste dei cittadini sarebbe frutto di “prescrizioni improprie o esami non necessari”. In questa visione, lei prima sostiene di avere il miglior servizio sanitario con i migliori medici, e poi sembra accusare quegli stessi medici di non saper valutare correttamente le esigenze dei pazienti.

Pare emergere una contraddizione in questi due concetti. Il mio voto contrario non è stato “pretestuoso”: quando ci troveremo a discutere un bilancio magari in deficit anche maggiore, ma che servirà realmente a risolvere i disservizi – garantendo tempi certi e brevi per qualsiasi prestazione e restituendo centralità al parere del medico, in cui ho piena fiducia – allora il nostro voto sarà convintamente favorevole. Mi dispiace infine per la sua affermazione: “La fascia tricolore che lei indossa merita posizioni più profonde e responsabili”. È una frase che rivela la sua incapacità di accettare idee diverse dalle proprie. Le mie posizioni sono e restano profondamente responsabili, soprattutto quando si parla di sanità, un tema che coinvolge la vita di tutti i cittadini. Nel suo post non ho trovato argomentazioni sanitarie oggettive in grado di giustificare un disavanzo di 103 milioni di euro nel bilancio dell’AUSL reggiana, ma solo un attacco personale alla mia figura.

Colgo infine l’occasione per rivolgere un sentito ringraziamento a tutte quelle associazioni di volontariato che, con il loro impegno quotidiano, sopperiscono alle criticità del nostro sistema sanitario. Alcune di queste realtà, in qualità di beneficiarie di contributi, finanziano dispositivi tecnologici e strumenti oggi indispensabili, ma non sempre sostenibili per il servizio pubblico. A tutti i volontari delle pubbliche assistenze, che con dedizione e generosità tengono a galla quel medesimo sistema, va il nostro più sincero e profondo grazie. Grazie a chi dedica il proprio tempo per assistere chi ha bisogno, e a tutti quei volontari che, con opere di sensibilizzazione sui territori, riescono a colmare le carenze di strumenti e risorse necessari alla cura dei cittadini. Mi piacerebbe potermi confrontare con lei per spiegarle le ragioni del mio voto, pertanto l’invito a un incontro è e resta valido. Come io rispetto le sue idee, mi aspetto altrettanto da parte sua.