Prof. Romano Pesavento – presidente CNDDU

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per gli ennesimi episodi di violenza che hanno scosso Reggio Emilia, culminati nell’aggressione di un giovane senzatetto e nella rapina ai danni di alcuni coetanei. “Questi fatti non sono solo cronaca nera: sono il segnale allarmante di una società che ha smarrito il senso della convivenza civile.

Colpire chi è già fragile significa infliggere una duplice ferita: alla persona e alla comunità. Ma ogni atto di violenza è anche la cartina al tornasole di un’educazione incompiuta, incapace di radicare il rispetto delle regole, della dignità e della vita altrui. Per questo il CNDDU rivolge un appello chiaro e urgente alle istituzioni:

  • l’Educazione alla legalità deve diventare un asse fondante e strutturale della scuola pubblica, non un progetto occasionale.

È necessario che i percorsi scolastici includano stabilmente lo studio e la pratica dei diritti, della giustizia, della responsabilità civile. Solo una scuola che educa alla legalità può contrastare la cultura della sopraffazione e prevenire la deriva verso la violenza. Senza questo investimento, la scuola rischia di essere percepita come un luogo secondario e irrilevante, mentre la società continua a pagare il prezzo dell’abbandono educativo con episodi sempre più gravi.

La sicurezza non si costruisce soltanto con l’azione repressiva, ma soprattutto con la formazione culturale e morale delle nuove generazioni. È nelle aule che si deve avviare il vero cambiamento: la legalità, se non viene insegnata e vissuta, resta parola vuota. Il Coordinamento chiede al Ministero dell’Istruzione e del Merito di agire con urgenza: non bastano dichiarazioni di principio, servono riforme concrete.

Ogni giorno senza un piano organico di Educazione alla legalità è un giorno perso nella lotta alla violenza. Occorre destinare risorse, formare i docenti, creare reti tra scuole, famiglie e territorio. La legalità non si improvvisa: si apprende, si coltiva, si pratica. Ignorare questa emergenza significa lasciare i giovani soli davanti al rischio di smarrire il futuro”.