
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per gli ennesimi episodi di violenza che hanno scosso Reggio Emilia, culminati nell’aggressione di un giovane senzatetto e nella rapina ai danni di alcuni coetanei. “Questi fatti non sono solo cronaca nera: sono il segnale allarmante di una società che ha smarrito il senso della convivenza civile.
Colpire chi è già fragile significa infliggere una duplice ferita: alla persona e alla comunità. Ma ogni atto di violenza è anche la cartina al tornasole di un’educazione incompiuta, incapace di radicare il rispetto delle regole, della dignità e della vita altrui. Per questo il CNDDU rivolge un appello chiaro e urgente alle istituzioni:
- l’Educazione alla legalità deve diventare un asse fondante e strutturale della scuola pubblica, non un progetto occasionale.
È necessario che i percorsi scolastici includano stabilmente lo studio e la pratica dei diritti, della giustizia, della responsabilità civile. Solo una scuola che educa alla legalità può contrastare la cultura della sopraffazione e prevenire la deriva verso la violenza. Senza questo investimento, la scuola rischia di essere percepita come un luogo secondario e irrilevante, mentre la società continua a pagare il prezzo dell’abbandono educativo con episodi sempre più gravi.
La sicurezza non si costruisce soltanto con l’azione repressiva, ma soprattutto con la formazione culturale e morale delle nuove generazioni. È nelle aule che si deve avviare il vero cambiamento: la legalità, se non viene insegnata e vissuta, resta parola vuota. Il Coordinamento chiede al Ministero dell’Istruzione e del Merito di agire con urgenza: non bastano dichiarazioni di principio, servono riforme concrete.
Ogni giorno senza un piano organico di Educazione alla legalità è un giorno perso nella lotta alla violenza. Occorre destinare risorse, formare i docenti, creare reti tra scuole, famiglie e territorio. La legalità non si improvvisa: si apprende, si coltiva, si pratica. Ignorare questa emergenza significa lasciare i giovani soli davanti al rischio di smarrire il futuro”.


