di Giuseppe Adriano Rossi

REGGIO EMILIA – La persecuzione non deve meravigliare il discepolo di Cristo, lo affermava san Pietro nella sua prima lettera e lo ha ribadito oggi, domenica 26 ottobre, in Cattedrale l’arcivescovo Giacomo nell’omelia del pontificale per la festa dei patroni Crisanto e Daria, che figurano assieme a San Prospero e alla Madonna della Ghiara sul gonfalone comunale.

La persecuzione appartiene all’assimilazione a Cristo e significa partecipare alle sue sofferenze; il discepolo deve dare pubblicamente testimonianza della sua adesione a Cristo come fecero Crisanto e Daria –martirizzati a Roma nel terzo secolo – le cui reliquie riposano per volere del vescovo di Reggio Adelardo dal 947 nella cripta della Cattedrale, da cui ha preso avvio la celebrazione.

I due giovani hanno ben interpretato l’immagine proposta dal Vangelo di Giovanni “Se il chicco di grano non muore rimane solo; se invece muore, produce molto frutto”.

La morte è un destino che accomuna tutti; il problema è come si vive e se si vive nella logica dell’amore. I martiri Crisanti e Daria ripropongono la riscoperta della dimensione vocazionale e testimoniale del Vangelo; la fede esige una testimonianza visibile, tangibile, anche se ciò può comportare conseguenze negative. Certamente oggi nel nostro mondo occidentale dichiararsi credenti non comporta un rischio persecutorio per la propria  vita, ma certamente conseguenze, anche negative, sul piano del lavoro, delle relazioni personali.

Ed ecco l’interrogativo inquietante: siamo una Chiesa capace di rendere testimonianza della speranza affidataci o siamo timorosi? Un interrogativo a cui nessuno – vescovo compreso – può sottrarsi.

Mons. Morandi ha poi ripreso il tema dell’anno pastorale 2025/26: la famiglia. E’ indispensabile che la fede sia trasmessa all’interno di essa; qui si incontra la fede. Certamente crisi della società e della famiglia sono connesse. Ecco allora la necessità di una fede vissuta nella quotidianità e nella ferialità della famiglia e al riguardo l’Arcivescovo ha ricordato l’educazione religiosa ricevuta in famiglia, in particolare i momenti di preghiera.  Occorre trovare in famiglia momenti di raccoglimenti, di preghiera, di ascolto della Parola: la luce di Dio aiuta a superare le difficoltà.

Non si deve avere paura di testimoniare la fede, anche se da qualcuno si può essere giudicati “strambi” e venire emarginati; l’arcivescovo ha concluso l’omelia invocando l’aiuto dei giovani martiri Crisanto e Daria per evangelizzare con slancio e vigore la città.