
REGGIO EMILIA – Nei giorni scorsi, il presidente della regione Emilia-Romagna, Michele de Pascale, è intervenuto sulla questione dell’aumento delle persone del sud Italia che scelgono le regioni del nord per curarsi.

Le Regioni del Sud sono doppiamente penalizzate dalla mobilità sanitaria: “Pagano due volte – ha detto il Presidente – perché devono garantire i servizi sul territorio e poi rimborsare noi. L’Emilia-Romagna – continua – è la prima Regione italiana per mobilità sanitaria dal resto del paese, abbiamo superato anche la Lombardia che ha il doppio dei nostri abitanti. Questo dimostra ancora una volta la forza e l’attrattività del nostro sistema sanitario. Ci sono però dei dati che non possiamo ignorare: per le prestazioni erogate a cittadini di altre regioni – ribadisce De Pascale – lo Stato rimborsa meno di quanto spendiamo. Significa che quasi 12 milioni di euro vengono dal nostro bilancio regionale.
Se la domanda cresce senza equilibrio, anche per prestazioni di medio-bassa complessità, si rischia di mettere sotto pressione gli ospedali e di indebolire la medicina territoriale, di prossimità. Per continuare a garantire cure di qualità a tutte e tutti, ovunque vivano, servono tariffari corretti, personale adeguato e una sanità di prossimità forte in ogni Regione. La risposta – conclude – è lavorare insieme, cogovernare questo processo con le altre Regioni, sostenendole nel rafforzare i servizi che oggi mancano. L’eccessiva mobilità sanitaria non rappresenta un valore né per i cittadini del sud, né per quelli del nord”.
La mobilità attiva interregionale nella provincia di Reggio Emilia
Nell’anno 2024 i ricoveri negli ospedali pubblici e privati della provincia di Reggio Emilia da parte di cittadini non residenti in Emilia-Romagna, cosiddetta mobilità attiva interregionale, ha riguardato 4.105 pazienti, di cui 2.377 curati negli ospedali dell’Azienda Usl di Reggio Emilia (57,9%) e 1.728 nelle strutture private accreditate (42,1%). In termini economici si tratta di quasi 18 milioni di euro, di cui 8 milioni e 221 mila euro per i casi trattati nelle strutture pubbliche e 9 milioni e 751 mila euro per i casi del privato accreditato.
Se si valuta il volume complessivo dei ricoveri effettuati nelle strutture pubbliche e private accreditate di questa provincia nello stesso anno, l’impatto economico della mobilità attiva interregionale è pari al 4,5% per la casistica trattata negli ospedali del presidio dell’Azienda Usl e 29% di quella trattata nelle strutture private accreditate.




