
di Andreina Pezzi
CORREGGIO (Reggio Emilia) – La mostra nella casa di Via Cairoli 17 a Correggio è parte di un filo progettuale che annoda ricerche
multidisciplinari sulla creatività in contesti diversi. Se nel weekend scorso l’avete persa è l’occasione per godervela nel prossimo, Sabato 15 e domenica 16 novembre le aperture saranno dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 20, vi invito a visitarla e vi spiego perché.
Arrivo quasi alle otto di sera, quando il centro di Correggio si illumina delle vetrine. È tardi ormai per l’inaugurazione di Fare libri, spazio alla gioia, ma so che la mostra resta aperta fino a mezzanotte: un’occasione preziosa e vale davvero la pena esserci. Già dall’ingresso capisco che non è una mostra come le altre. E’ un progetto raffinato e poetico, costruito attorno all’idea che “il libro è uno spazio da vivere, la casa
un libro in cui entrare”.
Nasce dal XVI Festival del Libro d’Artista e della Piccola Edizione di Barcellona e porta la firma inconfondibile di Elisa Pellacani per l’Associazione ILDE, insieme al Collettivo Miniature, gruppo di architetti che da anni lavora sul concetto di spazio come luogo creativo e relazionale. Qui parliamo di spazio vero, concreto, finalmente non virtuale. Il dialogo tra Elisa Pellacani e Simone Testi (Collettivo Miniature) chiarisce bene come il libro possa essere un luogo da abitare, e non solo un oggetto da possedere. Tra architettura e narrazione costruiscono un linguaggio comune che invita a immaginare il libro come architettura interiore e collettiva. L’Associazione ILDE e la Scuola Itinerante del Libro, nate a Barcellona e attive anche a Reggio Emilia da oltre quindici anni, collaborano con il Collettivo Miniature nelle attività sul territorio correggese, portando avanti la gioia del “fare” come forma di conoscenza, incontro e relazione.
Da questo intreccio nasce un dialogo di esperienze, materiali, linguaggi e pratiche che convivono e si arricchiscono a vicenda.









Camminare nel percorso della mostra è come entrare dentro un libro: ci si muove tra stanze che diventano pagine, muri che raccontano e allestimenti che sembrano scrivere nuove parole. Ho respirato fin da subito un’aria di festival. Saranno gli stand su via Cairoli di fronte alla casa-libro, le persone che si fermano a parlare, la curiosità di chi entra e si lascia coinvolgere. La facciata stessa della casa che ospita la mostra ti invita a entrare, come la copertina di un libro che ti invita alla lettura. La narrazione di Fiorenza Violi che ha smosso e commosso; immersa dalle installazioni contemporanee con la voce naturale nella camera a luce soffocata e la sua voce vellutata ci culla, siamo la storia di un libro in quello stesso momento.



Gli allestimenti sono curati in ogni dettaglio. I libri d’artista, dialogano con lo spazio. Sono realizzati con tecniche e materiali diversi, in un percorso di libri-oggetto, case-libro e micro-installazioni che trasformano le stanze. Ogni libro è un mondo, ogni ambiente suggerisce un modo per guardare lo spazio, pubblico o privato, come un racconto da leggere e custodire.
Tra le sale, una mi colpisce in modo particolare: quella che ospita il lavoro collettivo “Giornate Cianotipiche”, ideato e condotto da Elisa Pellacani insieme a Laura Sassi, Annarita Mantovani e Rita Piccinini. I Workshop chiamati “giornate cianotipiche” sono ricerche dove la luce, la carta e il gesto manuale si incontrano in un processo poetico che prima o poi spero di poter seguire in prima persona. Qui le pareti sembrano aprirsi su una natura sospesa, tra memoria e immaginazione nel presente. Riconosco in questa stanza il fare creativo di Laura Sassi, che stimo profondamente come fotografa per la sua conoscenza della stampa e la capacità di trasformare la materia in immagine. Il suo contributo, come con il libro realizzato a partire da fotografie in camera oscura, arricchisce e dà coerenza all’intero progetto, elevandone la qualità e il significato.
.
Qui il tema del libro e quello della stampa artistica si incontrano in modo naturale, dialogano perfettamente: la pagina diventa superficie, la stampa diventa racconto. Il torchio e gli strumenti del mestiere “narrano” a loro volta un metodo di lavoro, l’arte antica della stampa come ponte che collega la manualità del passato e contemporaneo più creativo. Un ponte lo troviamo anche nel timbro che viene rilasciato all’interno del libro che mi porto via: un piccolo gesto, ma profondamente simbolico; PONTE LIBRO. Un’idea che prende vita grazie alla collaborazione con la Fondazione Palazzo Magnani di Reggio Emilia e che proseguirà nel 2026 con l’obiettivo di rimettere in circolazione un’importante collezione di volumi e cataloghi d’arte destinati ad arricchire biblioteche pubbliche e private. Una parete, dimezzata all’ora in cui sono arrivata io, composta da centinaia di libri, era a disposizione del pubblico, pronta a essere “smontata” durante i giorni di mostra: un gesto simbolico che apre un varco e invita a decostruire muri, costruire ponti. Incredula all’invito di portarmene via uno gratuitamente, me ne sono scelta due. E’ in questa occasione che il libro e la cultura diventano così strumenti di pace e comprensione, accorciando le distanze tra le diversità e ricordandoci che, forse, possiamo ancora abolire le guerre imparando a leggere la gioia con il miracolo dei libri. In chiusura del percorso mi sono fermata tra i prototipi di vetrine ideate dagli architetti del Collettivo Miniature, pensate per accogliere libri e opere d’arte. Strutture leggere, smontabili, trasportabili, che possono viaggiare e adattarsi a luoghi sempre diversi. È questo, forse, il senso più profondo di Fare libri, spazio alla gioia: far muovere le idee, far viaggiare la bellezza, far sì che ogni luogo, una biblioteca, una casa, una galleria o una scuola , possa trasformarsi in un libro aperto, da abitare e condividere.
Dal 10 al 14 novembre e dal 17 al 21 novembre Visite guidate su appuntamento per gruppi e scuole Info e contatti: Scuola Itinerante del Libro e Libreria Clic ildebook@gmail.com – info@libreriaclic.it











