REGGIO EMILIA – Questo primo lavoro fotografico di Daniela Biavati mostra un luogo molto particolare, i Bagni di San Filippo (in provincia di Siena), dove la fotografa,  viaggiatrice e amante della natura, si è trovata immersa in una sera d’estate, scendendo dal Monte Amiata: spazio ancestrale, in cui acque benefiche, ricche di sali e di storia, hanno formato nei secoli concrezioni calcaree impressionanti, già note al tempo di Etruschi e Romani.

In una luce magica compaiono così, qua e là, ombre di “ominidi ”, felici di bearsi in quelle sorgenti, come in un girone dantesco, ferme in un mondo stabile, fuori dal tempo: la fotografa si lascia coinvolgere emotivamente da questo ambiente, prima ancora del momento dello scatto di “belle composizioni, e si lascia travolgere (come sarebbe consono fare sempre) dall’ “humus” del luogo, dall‘odore e dal colore, senza cercare spettacolarità, ma riprendendo l’essere umano in questa dimensione naturale, quasi onirica e di catarsi.

Non c’è dunque nessuna pretesa di operazioni concettuali, se non il piacere della pura visione, che diventa fantastica, come quando da bambini si usava guardare, attraverso il buco della serratura, un mondo più grande e nascosto; perciò è importante farsi piccoli e umili (e un po’ poeti, prima ancora che fotografi) per godere di queste visioni che, stampate su carta cotone (dove la tridimensionalità si percepisce appena) rimandano a quelle immagini che si vedevano nei vecchi sussidiari o atlanti.

Per questo motivo nel processo di stampa è stata volutamente lasciata quella strana dominante giallastra, così presente durante lo scatto, affinchè l’osservatore, con la sua immaginazione, abbia poi la possibiltà di spaziare nel tempo a suo piacimento.

La fotografia d’autore, che ha il dovere di andare oltre la mera descrizione, dà il meglio di sé quando conduce lo spettatore direttamente nell’atmosfera del luogo: qui Daniela Biavati, tralasciando per un attimo la sua passione primaria per la geologia, è riuscita molto bene in questo intento.