REGGIO EMILIA – Il presidente Gilberto Luppi, dopo otto anni alla guida di Lapam Confartigianato Imprese Modena e Reggio Emilia, traccia un bilancio complessivo del suo mandato, segnato da crisi economiche, geopolitiche, sanitarie ed energetiche che hanno messo a dura prova il tessuto imprenditoriale sia emiliano sia modenese. In questa intervista rilasciata a Stampa Reggiana, Luppi, che si appresta a concludere il suo cammino da presidente di Lapam, racconta l’evoluzione dell’associazione, le sfide affrontate, i risultati raggiunti e i progetti portati a termine

Presidente Luppi, come descriverebbe l’Associazione che lascia dopo 8 anni di mandato? Potrebbe tracciarne un bilancio complessivo?

«Vedo un’associazione più moderna, pronta, strutturata e sempre vicino alle esigenze quotidiane dei suoi associati. Il cammino è stato intenso. Otto anni in cui abbiamo affrontato crisi economiche, energetiche e sanitarie. L’associazione ha dovuto essere agile e pronta a supportare gli imprenditori in contesti mutevoli. Il bilancio non può che essere positivo».

Quali sono state le sfide più complesse che avete affrontato e portato avanti?

«Beh se penso alla più recente in ordine di tempo ovviamente devo dire la crisi energetica. Ma nel mio mandato abbiamo dovuto superare anche una crisi pandemica. Sicuramente momenti complicati, duri, a cui si aggiungevano anche gli ostacoli di lunga data, come una burocrazia che continua a essere un macigno sulle imprese. Nei momenti più difficili, come durante il lockdown, abbiamo capito quanto fosse importante esserci: informare, sostenere e aiutare. Abbiamo lavorato come squadra, con dirigenti, collaboratori e funzionari, e credo che proprio la coesione sia stata la nostra forza più grande».

Qual è, secondo lei, il valore aggiunto dell’Associazione e come valuta il legame tra le imprese e il territorio?

«Abbiamo saputo ascoltare le esigenze delle nostre imprese: questo è il valore aggiunto che non può mancare. Abbiamo costruito una rete di relazioni capillare, fatta di persone che ogni giorno incontrano gli imprenditori, ne raccolgono le preoccupazioni, ma anche le idee e la voglia di fare».

In questi anni sono state tante le iniziative proposte da Lapam, anche nelle scuole. Nel concreto, che risultati vi hanno permesso di ottenere?

«Nel corso di questi anni abbiamo interagito tantissimo con il mondo scolastico e con l’Università degli studi di Modena e Reggio Emilia, con cui dal 2025 abbiamo stipulato un accordo quadro. Le giornate di orientamento, l’accompagnamento degli studenti nelle imprese con le giornate di Manifatture Aperte e le “lezioni” in aula tenute dai nostri imprenditori associati hanno permesso di avvicinare due mondi che dovrebbero parlarsi sempre di più, quello scolastico e quello imprenditoriale. Abbiamo percepito dai nostri stessi imprenditori che metterli in contatto con i giovani ha portato a riscontri positivi e ha permesso loro di far conoscere le realtà di eccellenza che nascono nel nostro territorio».

Quali sfide devono affrontare, oggi, le imprese reggiane in un contesto internazionale sempre più caldo e complesso?

«In un contesto molto incerto come quello che stiamo vivendo, bisogna cercare di trovare delle opportunità nuove: le imprese del territorio rappresentano il vero Made in Italy quindi l’eccellenza e la qualità del prodotto deve continuare a essere il punto di forza e ciò che genera appeal all’estero. Bisogna salvaguardare il manifatturiero e le filiere produttive che rappresentano l’identità del nostro tessuto socio economico».

Un messaggio che vorrebbe lasciare a chi verrà dopo di lei?

«È giusto che chi verrà dopo di me porti avanti le sue idee nel rispetto della visione dell’associazione. Il consiglio che posso dare è di mantenere sempre viva la passione per questo ruolo. Serve capacità di visione, ma anche umiltà e ascolto. E soprattutto la consapevolezza che il valore più grande dell’associazione sono le persone: gli imprenditori, i collaboratori, i dirigenti che ogni giorno fanno vivere l’associazione».