
REGGIO EMILIA – Tornano in scena – ma questa volta in un cortometraggio – gli 11 adulti con disabilità e gli operatori del centro socio-occupazionale Ecocreativo (gestito dalla cooperativa sociale L’Ovile) che un anno fa portarono in teatro (all’Herberia di Rubiera) lo spettacolo “Come la neve”, una originale e densa rielaborazione della favola di Biancaneve.
Il cortometraggio – che si avvale della regia di Francesca Catellani insegnante in discipline teatrali orientate alla dimensione del movimento e della danza e artista visiva, che da 25 anni realizza laboratori espressivi tramite l’Associazione SpazioVita di Reggio Emilia, sarà presentato in anteprima, anche ai familiari degli ospiti del centro socio-occupazionale, mercoledì 3 dicembre alle ore 19.00 alla Polveriera di Reggio Emilia.
Il progetto – spiega Emanuele Mussini, responsabile di Ecocreativo – è il frutto dell’attività teatrale svolta da un gruppo di utenti e operatori del centro socio-occupazionale in collaborazione con i servizi SAP della cooperativa Coressai; una collaborazione stabile che, nell’ambito dei progetti personalizzati riservati agli ospiti del centro, consente di cogliere desideri e di sviluppare attitudini e sancisce, oltretutto, un vero e proprio “patto di cura” esteso tra utenti e operatori”.
Francesca Catellani – affiancata nel progetto da Elena Giachetti, attrice, danzatrice e insegnante di teatro – collabora con Ecocreativo e conduce percorsi di formazione per l’utilizzo dei linguaggi teatrali e visivi in contesti scolastici ed educativi.
“Il cortometraggio, così come lo spettacolo, “Come la Neve” – spiega la regista – si addentra nei territori simbolici e archetipici celati sotto la fiaba di Biancaneve, lasciando emergere una serie di metamorfosi interiori che trasformano la narrazione in un vero e proprio rito di passaggio. La storia abbandona i contorni canonici per aprirsi a un viaggio iniziatico che interroga il senso del vivere: non solo emancipazione personale, ma scoperta di una libertà che si manifesta nel coraggio di smarrirsi, accogliere l’ignoto e mutare”.
“Nel passaggio dalla scena al video – conclude Francesca Catellani – gli interpreti abitano uno spazio sospeso tra sogno e veglia, restituendo frammenti che non narrano ma rivelano. L’immaginazione viene chiamata ad aprirsi, a lasciarsi coinvolgere in un paesaggio sensibile in cui ogni gesto custodisce un’eco, una possibilità, un luogo da abitare con la propria intimità”.




