di Andreina Pezzi

REGGIO EMILIACi sono mostre che non si attraversano soltanto con lo sguardo, ma che chiedono ascolto, tempo e responsabilità. CALL MALTA – Rotte di Memoria è una di queste. Visitandola, si ha la sensazione netta di trovarsi davanti a un progetto che non riguarda solo ciò che è accaduto, ma ciò che continua ad accadere, e il modo in cui scegliamo di ricordarlo.

Allo Spazio Gerra e alla Galleria Parmeggiani, luoghi pubblici che si confermano  fondamentali come dovrebbero essere i luoghi pubblici in genere, nel dare voce a visioni critiche e alle espressioni di pensiero.  Call Malta è un progetto spinto dalla tragedia del naufragio dell’11 ottobre 2013. L’arte contemporanea diventa qui strumento per dare forma a ciò che il mare ha sommerso: vite, storie, speranze, ma anche responsabilità collettive.

Le opere di Rhiot, Maria Elisabetta Novello e Ryts Monet costruiscono un percorso intenso e stratificato, capace di tenere insieme denuncia e poesia, dolore e possibilità di dialogo. È un racconto che non cerca effetti clamorosi, ma lavora in profondità, restituendo dignità e voce a chi troppo spesso resta ai margini del racconto pubblico.

CALL MALTA – Rotte di Memoria è una mostra necessaria, oggi più che mai. Dimostra come l’arte possa farsi spazio di consapevolezza e di responsabilità, e come i luoghi della cultura, quando scelgono di assumere una posizione, possano diventare veri presìdi civili.

C’è tempo fino al 6 gennaio per visitare la mostra. Il mio è un invito sentito a non perdere questa occasione e un sincero grazie al lavoro curatoriale di Giacomo Bassamaji, coraggiosa voce, capace di trasformare la memoria in un gesto vivo, politico e profondamente umano.