REGGIO EMILIA – Un incubo fatto di vessazioni quotidiane, controllo ossessivo e violenze fisiche che hanno stravolto la vita di una giovane donna. La relazione, iniziata nel marzo 2025, si è trasformata in una spirale di aggressioni verbali e fisiche, sfociando in atti persecutori sistematici anche dopo la fine del rapporto. Le indagini hanno portato alla luce una condotta violenta e abituale, caratterizzata da un’escalation progressiva di gravità, culminata in episodi di coercizione fisica e minacce di morte esplicite, rivolte anche ai familiari della vittima.

Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini eseguite dai carabinieri di Cadelbosco Sopra, un 33enne senza fissa dimora avrebbe sottoposto la compagna a un regime di controllo totale. Durante la convivenza, la donna veniva quotidianamente offesa e percossa con schiaffi e calci. In diverse occasioni, l’uomo le avrebbe requisito il telefono per impedirle contatti esterni e l’avrebbe costretta a girare con il volto parzialmente coperto per evitare che altri uomini potessero guardarla. In un episodio particolarmente grave, l’indagato avrebbe dato fuoco a una stanza di un casolare credendo che la donna si trovasse all’interno con un altro uomo.

Anche dopo la rottura della relazione, avvenuta nell’agosto 2025, le aggressioni sono proseguite. A settembre, la vittima è stata colpita al volto con una “pipetta” da stupefacenti, riportando contusioni multiple giudicate guaribili in 5 giorni. In un’altra occasione, l’uomo l’avrebbe costretta con la forza a salire su un autobus, impedendole di scendere fino all’intervento di alcuni passeggeri. In tale occasione il 33enne le ha rubato il cellulare strappandoglielo dalle mani. Nonostante un precedente ammonimento del Questore emesso a ottobre 2025, l’uomo ha continuato a perseguitare la ex fidanzata, presentandosi presso i suoi luoghi di cura e inviando messaggi minatori quali “sarà un bagno di sangue”. Il Giudice per le indagini preliminari, concordando la Procura di Reggio Emilia, ha ravvisato una “spiccata inclinazione violenta” e un’incapacità di contenere gli impulsi aggressivi, definendo l’indagato un soggetto estremamente pericoloso che considera la vittima un “oggetto sottoposto al suo dominio assoluto”. Per questi motivi, ritenendo inadeguata qualsiasi altra misura meno afflittiva (come il divieto di avvicinamento o gli arresti domiciliari, peraltro impossibili data la mancanza di un domicilio idoneo), il Tribunale ha disposto la custodia cautelare in carcere. Nel tardo pomeriggio di ieri i carabinieri della sezione radiomobile, ricevuto il provvedimento restrittivo vi hanno esecuzione e dopo aver rintracciato l’uomo lo hanno condotto in caserma dichiarandolo in arresto. Al termine delle formalità di rito è stato tradotto presso la Casa Circondariale di Reggio Emilia.