
MONTERICCO (Reggio Emilia) – Il venticinquesimo dell’Hospice “Madonna dell’Uliveto” di Montericco sarà celebrato con un evento di particolare rilievo promosso dal Lions Club Albinea “Ludovico Ariosto”, previsto per domenica 1 febbraio nella Sala Maramotti della parrocchia di Albinea, via Don Sturzo 2.
Emblematico il tema della tavola rotonda: “L’Hospice: casa di vita”; quindi una lettura in positivo di questa istituzione che nel corso di cinque lustri ha accolto, sostenuto e accompagnato migliaia di persone ammalate.
I lavori saranno aperti alle ore 18.00 dagli indirizzi di saluto dell’ing. Tiziano Cattani, presidente del Lions Club albinetano, che illustrerà le finalità del service, e di don Pietro Paterlini parroco dell’U.P. “Sacra Famiglia” di Albinea.
Seguirà la “lectio” dell’arcivescovo Giacomo Morandi, che in più occasioni ha affrontato il tema della malattia, della cura e della vicinanza a chi soffre. Va sottolineato che mons. Morandi è stato a lungo assistente spirituale dell’Associazione Medici Cattolici di Modena.
L’intervento della prof. Lucia Ianett, responsabile del servizio diocesano di pastorale della salute focalizzerà l’Hospice come scuola del prendersi cura; anche quando non si può guarire, si può curare. Gli operatori di queste struttura sono i fari da cui imparare la prossimità all’interno delle comunità.

L’intervento del dr. Daniele Dini, presidente della Fondazione Hospice Modena Dignità per la Vita “Cristina Pivetti”, analizzerà e farà chiarezza su un tema di particolare attualità e rilevanza “Cure palliative e Hospice: di che stiamo parlando?”. Tutte le malattie sono curabili ma non tutte guaribili; ecco il servizio dell’Hospice: aiutare a vivere nel miglior modo una tappa complessa dell’esistenza.
La relazione della dr. Annamaria Marzi, co-fondatrice dell’Hospice e presidente della Cooperativa sociale Madonna dell’Uliveto che lo gestisce, nonché autrice della prefazione alla tredicesima ristampa del fondamentale volume di Elisabet Kübler-Ross “La morte e il morire”, focalizzerà la peculiarità dell’Hospice: non è la struttura per morire, ma di cura della persona nella sua globalità fisica, psicosociale e spirituale e della sua famiglia da parte di un’equipe multiprofessionale specializzata in Cure Palliative.
L’incontro, che si annuncia di particolare spessore nell’ambito delle celebrazioni del quarto di secolo dell’istituzione sorta accanto alla chiesa di Santa Maria dell’Uliveto, sarà concluso dalla dr. Roberta Ibattici, sindaca di Albinea.
Le cure palliative
Le cure palliative (dal latino “pallium”, il mantello che dava protezione a viandanti e pellegrini ) sono un insieme di interventi e prestazioni rivolte a pazienti affetti da patologia neoplastica o di tipo cronico-degenerativo nel momento in cui le terapie non hanno più come fine la guarigione. Il loro compito – sottolinea il dr. Daniele Dini – è di affrontare il dolore e tutti i sintomi che possono provocare sofferenza non solo fisica, ma anche psichica, sociale e spirituale per migliorare la qualità di vita dei pazienti e, di riflesso, di quella dei familiari.
Le cure palliative possono essere erogate al domicilio del paziente, nelle strutture residenziali, nelle strutture ospedaliere, in ambulatorio, in Hospice, che garantisce le cure palliative in regime residenziale a quei pazienti, inseriti in un percorso di cure palliative, che non possono essere assistiti temporaneamente o in maniera continuativa al domicilio.
Importante è sottolineate che l’Hospice non è il luogo dove si va a morire, ma a vivere nel modo migliore una fase particolare, spesso difficile, della vita, anche solo per periodi di sollievo del paziente o della famiglia. In Emilia-Romagna gli Hospice attualmente attivi sono 22.
Evidenzia la dr. Annamaria Marzi che la famiglia nei momenti difficili della malattia inguaribile (sintomi non sufficientemente controllati, esaurimento psicofisico dei caregiver…) sposta la residenza in Hospice, dove ogni camera è singola con bagno per consentire l’intimità come a casa e i familiari possono stare giorno e notte – poltrona-letto a disposizione – sollevati dai problemi assistenziali e terapeutici per concentrarsi sulla relazione affettiva col malato.
Questi è curato in modo personalizzato secondo le sue abitudini e i suoi ritmi. L’attenzione è tutta posta alla qualità della vita del malato e della sua famiglia per cui si viene dato valore pieno ad ogni istante della vita terrena. Ciò perché l’ispirazione cristiana della Casa Madonna dell’Uliveto ritiene che la morte non sia un muro, ma una soglia verso la Vita eterna nell’amore del Signore.


