di Giuseppe Adriano Rossi

I relatori dell’incontro

REGGIO EMILIA – Era gremito la sera di martedì 27 gennaio il salone parrocchiale di Sant’Agostino per un’iniziativa culturale di particolare rilevanza promossa dalla parrocchia dei Santi Agostino, Stefano e Teresa: la presentazione del calice e della patena opera dell’artista reggiano Giuliana Tincani, usati da Papa Leone in Turchia .

Infatti in tal modo anche Reggio Emilia ha “partecipato” alle celebrazioni in Turchia del 1700° anniversario del Concilio di Nicea , oggi Iznik, del 325, che definì il Credo o simbolo apostolico: Papa Leone XIV nella celebrazione eucaristica presieduta nel pomeriggio di sabato 29 novembre 2025 nella “Volkswagen Arena” di Istanbul ha utilizzato i vasi sacri realizzati da Tincani.

Don Luca Grassi con il calice

L’opera era stata commissionata al maestro d’arte e orafo Tincani, classe 1965, dalla Parrocchia vaticana di San Pietro e dal Capitolo Vaticano in risposta alle istanze del vicario apostolico in Turchia, mons. Massimiliano Palinuro, per far fronte all’esigenza di arredi per le celebrazioni liturgiche. Nella parte esterna della coppa del calice è in caratteri greci il testo del Credo; nella patena lenticolare è inciso lo stemma di Papa Prevost, che li ha donati alla Chiesa turca.

L’incontro è stato introdotto dal parroco don Luca Grassi che ha diffusamente illustrato le vicende e gli esiti del concilio di Nicea e la rilevanza che detiene nella storia della Chiesa; si è soffermato sul testo del “simbolo” di Nicea e ha ricordato, attraverso puntuali citazioni, i temi della sinodalità della Chiesa e della comunione dei vescovi.

Il pubblico nella sala gramita

Fernando Giuseppe Miele, curatore del volume “Noi crediamo”, si è soffermato, con il supporto di slide, sulla tipologia dei vasi sacri nel corso dei secoli per giungere al rapporto Chiesa-arte con riferimento al messaggio di Paolo Vi dell’8 dicembre 1965 agli artisti: “La Chiesa ha bisogno di voi. Non lasciate che si rompa un’alleanza tanto feconda! Non rifiutate di mettere il vostro talento al servizio della verità divina! Questo mondo  ha bisogno di bellezza per non sprofondare nella disperazione”.

L’artista Giuliano Tincani, con il supporto di numerose immagini, ha ripercorso il lungo itinerario progettuale del calice e della patena, nonché le complesse fasi dell’esecuzione dell’opera, motivando la scelta dei materiali. In particolare ha spiegato la scelta di collocare sulla coppa in forma spiraliforme dal basso verso l’altro le 547 lettere in lamina d’oro del testo del Credo. Fra Agnello Stoia ofm conv., parroco di San Pietro in Vaticano e committente dell’opera, ha evidenziato il profondo significato iconico del calice e ha ribadito il fondamentale valore dell’unità dei cristiani.

Infine, Cistian Ruozzi ha ricordato una pagina sconosciuta della storia della Pieve di San Faustino di Rubiera: dal 1491 al 1501 ne fu arciprete Giulio Cesare Cantelmi con il titolo di vescovo di Nicea, già governatore dell’Umbria e poi di Cesena. Inoltre ha ricordato le riflessioni di don Lanfranco Lumetti sul Credo di Nicea.