
REGGIO EMILIA – Via Paradisi e il quartiere stazione tornano al centro del dibattito cittadino. La cittadina Roberta Notari ha sollevato nuovamente l’attenzione con una lettera all’amministrazione comunale e alla stampa locale in cui denuncia una situazione ormai divenuta, a suo dire, insostenibile.
Nella sua lettera, la signora Notari, che abita in via Paradisi, zona stazione, descrive un quartiere segnato dal degrado urbano, da problemi di sicurezza e da una vivibilità sempre più compromessa per i residenti: garage e spazi comuni in stato di abbandono, presenza costante di persone in condizioni di marginalità, timori legati all’ordine pubblico e la percezione di vivere in una zona lasciata ai margini della città. Una realtà che, secondo la cittadina, richiede risposte concrete e urgenti, oltre le parole e i tavoli di confronto.
La missiva, inviata al sindaco, agli assessori e ai consiglieri, è scritta a nome di tutti quelli che abitano nella zona, soprattutto in fondo a via Paradisi, ai civici 6-8-10-12-14-16, con 109 alloggi e via Turri, per “segnalare il totale disinteresse per la zona che “è da anni un ghetto!”, “considerate, scrive Notari, che il Comune nel 2021 aveva avuto fondi pubblici per riqualificare tre palazzine ma questi soldi non sono mai stati utilizzati e quest anno sono stati RESTITUITI! Allucinante!”.
“Mentre il Comune organizza il 3 febbraio 2026 al Centro Malaguzzi il convegno internazionale “THE BEAUTY OF PROXIMITY” per parlare di ‘Città della Felicità’, noi residenti di Via Paradisi e Via Turri viviamo nel degrado – tuona la lettera -. Anche a settembre hanno fatto un altro convegno europeo PLACEMAKING WEEK EUROPE dove parlavano di Rigenerazione di alcune aree tra cui quella in Stazione. Sostanzialmente si incontrano e parlano, fanno incontri con noi, parlano, parlano parlano.. e poi il NULLA! Da 15 anni si passano di mano in mano il problema Stazione e nessuno fa mai qualcosa! Ma adesso siamo arrivati al capolinea!”.
Notari invita i destinatari “a scendere dai palchi e a venire a vedere dove finiscono i bellissimi discorsi: finiscono nei nostri garage trasformati in latrine, nelle serrande scassate e nel terrore di famiglie che non possono più rientrare a casa dopo le otto di sera”.
E accusa l’amministrazione di riempirsi la bocca con concetti come: inclusione, prossimità e cura, sottolineando che “l’unica cosa che avete incluso nel nostro quartiere è lo spaccio di crack e bande di persone armate che gravitano intorno all’Open Day; l’unica prossimità che viviamo è quella con il degrado estremo, con i materassi sporchi nei garage e con chi usa i nostri spazi privati come zona franca” e concludendo che “non c’è cura per i cittadini che pagano le tasse, solo abbandono. Mentre voi fate incontri inutili per discutere di “visioni future”, noi viviamo nel passato: in un quartiere senza legge dove la proprietà privata non esiste più. Forse pensate che, siccome qui vivono persone semplici, stranieri e gente che non frequenta i vostri salotti, non meritiamo la stessa sicurezza degli altri?”.



“Smettetela di parlare di “rigenerazione urbana” se non siete in grado di garantire nemmeno l’incolumità di base – attacca Roberta Notari -. La vostra “cura” ci sta lasciando sommersi dai rifiuti e dalla criminalità. Venite a fare il prossimo incontro nei nostri garage. Portate lì le vostre slide sulla “città delle persone”. Vediamo – conclude – se avrete ancora il coraggio di usare certe parole davanti a un materasso abbandonato e a una siringa”.
La risposta del sindaco Massari: “A bilancio 300.000 euro sul 2026 per opere di sistemazione urbana e decoro”
A questa missiva, nelle scorse ore, ha risposto direttamente il sindaco. “Concordiamo con lei nel ritenere preoccupante la situazione di via Paradisi dal punto di vista del degrado, della sicurezza e della vivibilità per i residenti. Comprendiamo il disagio e la preoccupazione che state vivendo – si legge nella risposta del primo cittadino – e desideriamo assicurarvi che l’Amministrazione comunale si sta impegnando per fornire possibili risposte alle problematiche poste.
La pubblica amministrazione, nell’approccio che abbiamo scelto, si muove attraverso incontri e confronti mirati ad approfondire i vari temi. Respingo quindi le accuse di organizzare troppi tavoli o convegni. Al di là dei titoli, che possono piacere o meno, per affrontare la complessità serve conoscenza, confronto, competenza.

Mi rendo anche conto che non le piacciano parole come “inclusione” o “rigenerazione urbana” ma sono pilastri – insieme alla sicurezza – che crediamo importanti per costruire opportunità di rinascita in quel quartiere e faremo tutto il possibile per rimettere in moto le tante energie positive che ci sono in quella porzione di città
Nel dettaglio che lei mi sottopone – prosegue – il Comune è al lavoro per affrontare le criticità relative ai garage e, più in generale, agli aspetti di degrado che incidono sulla sicurezza e sulla qualità della vita nel quartiere. Gli uffici stanno operando con la massima tempestività possibile, coordinando risorse e competenze per garantire risposte concrete e rapide.
Giovedì scorso ho coordinato una riunione operativa alla presenza del Vicesindaco, degli Assessori Rabitti e Prandi, di diversi dirigenti e tecnici comunali e dei vertici della Polizia Locale. L’incontro – continua – ha permesso di definire un primo quadro degli interventi necessari e di avviare immediatamente le azioni più urgenti. Tenga presente che abbiamo messo a bilancio 300.000 euro sul 2026 per effettuare opere di sistemazione urbana e decoro su aree pubbliche del quartiere”.
Il sindaco aggiunge poi che “sarebbe utile la collaborazione degli amministratori di condominio che operano in quella zona” e sulla chiusura dell’Open Day, fa alcune precisazioni: “E’ vero che gli accessi sono in numero significativo, segno che è un servizio che serve, ma occorre precisare ancora una volta che in quel luogo NON si distribuisce crack o metadone, né si distribuiscono pipette per la riduzione del danno. In quel luogo – conclude – si dà accoglienza e si offre un’alternativa, spesso temporanea, alla vita di strada di persone che già gravitano in quella zona”.


