Una sanità territoriale sempre più accessibile e integrata, con un’assistenza sanitaria migliore, più ampia, diffusa e organica. Il passaggio da un modello organizzativo individuale a uno organico, in cui diventa centrale il benessere delle e dei professionisti, garantito dalla forma di lavoro in équipe e supportato tecnicamente ed economicamente dalla Regione. Accessibilità agli studi medici da parte degli assistiti fino a 12 ore al giorno dal lunedì al venerdì, grazie alle équipe delle Aggregazioni funzionali territoriali in qualunque sede si trovino.

Percorsi clinici strutturati, con l’implementazione della presa in carico dei pazienti cronici ed équipe multiprofessionali per rispondere ai bisogni di salute complessi; forte impulso alla digitalizzazione e alla sburocratizzazione; formazione riconosciuta come parte integrante dell’attività professionale e diritto sostenuto dal sistema. E ancora, tutela dei diritti dei medici, con l’obiettivo di rendere il sistema diassistenza primaria e la carriera più sostenibile e conciliabile con la vita privata, nonostante il rapporto di lavoro di tipo libero professionale.

Guarda a questi obiettivi, e segna un importante passaggio verso il loro raggiungimento, il nuovo Accordo integrativo regionale per la Medicina generale, siglato tra Regione Emilia-Romagna, Fimmg, Cisl e Fmt, presentato oggi in conferenza stampa in Regione dal presidente, Michele de Pascale, e dall’assessore alle Politiche per la salute, Massimo Fabi.

Un accordo fortemente innovativo, che potrà diventare un punto di riferimento anche a livello nazionale – hanno detto de Pascale e Fabi -. Al termine di un percorso lungo e complesso, nel quale abbiamo sempre creduto e nel quale le stesse rappresentanze sindacali hanno espresso il massimo sforzo e impegno, possiamo dirci molto soddisfatti, perché l’assistenza sanitaria ai cittadini e alle cittadine della nostra regione, grazie a questo accordo, migliorerà. Vengono ridisegnate – aggiungono presidente e assessore – le fondamenta organizzative strutturali e operative del medico di assistenza primaria, che riveste un ruolo prezioso e insostituibile nel nostro servizio sanitario; viene promossa la condivisione di spazi, competenze e professionisti e rafforzata la condivisione di standard a livello regionale, per dare omogeneità a tutto il territorio regionale”.

“Sarà garantita – proseguono de Pascale e Fabi – una presa in carico multidisciplinare e integrata dei pazienti, anche grazie all’introduzione di equipe multiprofessionali che operano nelle Case della comunità. Le pazienti e i pazienti potranno avere accesso agli studi medici delle Aft fino a 12 ore al giorno, cinque giorni su sette, e viene implementata la presa in carico delle cronicità. Ma viene anche rafforzata, altro punto di cui siamo molto soddisfatti, la tutela dei professionisti, favorendone la conciliazione tra vita e lavoro e introducendo misure concrete per garantire diritti fondamentali come la genitorialità. Un accordo che non esitiamo a definire storico e che, ne siamo certi, migliorerà la tutela della salute dei cittadini e delle cittadine e la gestione del lavoro da parte dei medici. Un ringraziamento sincero va a tutte le Organizzazioni sindacali coinvolte, con cui abbiamo svolto un lavoro complesso, lungo, anche impervio, ma sempre condotto con lo stesso obiettivo”.

L’accordo consolida il percorso di evoluzione del ruolo dei medici di assistenza primaria, inseriti in una rete professionale (Aft e Uccp) e fisica (Case della comunità) supportata da strumenti tecnologici e personale dedicato. Tra i punti cardine dell’intesa, che recepisce alcune novità introdotte dall’Accordo collettivo nazionale, l’Istituzione delle Aggregazioni funzionali territoriali: pilastro obbligatorio in tutto il territorio regionale – con una popolazione di riferimento ottimale di 30mila assistiti – hanno compiti assistenziali e di governo clinico e operano come forme mono-professionali integrate nel sistema aziendale; in particolar modo attraverso le Unità complesse di cure primarie con sede previlegiata nelle Case della comunità, che diventano le sedi di riferimento delle Aft. Qui i medici garantiscono attività ambulatoriale continuativa (dalle ore 8 alle 20, dal lunedì al venerdì) rivolta a tutta la popolazione ad accesso diretto.

Vengono istituite le AFT come équipe di medici che garantiscono l’accesso agli studi fino a 12 ore al giorno, migliorando continuità e accessibilità dell’assistenza. Si rafforza il lavoro multiprofessionale attraverso le Unità complesse di cure primarie, integrate nelle Case della comunità, che coordinano medici, pediatri, specialisti, infermieri e assistenti sociali per rispondere a bisogni complessi. È previsto un fondo per personale di segreteria e infermieristico a supporto dell’attività clinica, dell’accesso diretto per urgenze minori, dell’integrazione con il 116117 e dei percorsi di presa in carico, con attenzione alle aree disagiate. I CAU territoriali diventano “Ambulatori di AFT della medicina generale”, mantenendo organizzazione e tecnologie; restano CAU quelli presso i DEA, con gli stessi standard assistenziali.

Il baricentro del modello organizzativo si sposta ulteriormente dall’erogazione di prestazioni alla gestione di percorsi clinici strutturati. In particolare, la riorganizzazione poggia su tre cardini: presa in carico della cronicità, appropriatezza prescrittiva e digitalizzazione. Viene implementato il Piano nazionale della cronicità attraverso la definizione di Piani di cura (e Patti di cura, con un approccio proattivo basato sull’analisi dei bisogni della popolazione (Population health management). Per quanto riguarda l’appropriatezza prescrittiva, viene istituito un fondo specifico per incentivare l’uso di protocolli con indicazioni cliniche esplicite integrate nelle cartelle cliniche definite a livello regionale. L’obiettivo è supportare il medico nella scelta delle prestazioni specialistiche e diagnostiche, riducendo le prescrizioni inappropriate e incrementando l’efficienza e l’efficacia complessiva del sistema. Viene infine introdotto l’obbligo di utilizzo della ricetta dematerializzata, del Fascicolo sanitario elettronico e dell’invio del patient summary, in linea con gli obiettivi del Pnrr.

L’accordo rafforza la tutela dei diritti dei medici, puntando a rendere la carriera più sostenibile e conciliabile con la vita privata. Sono previste misure a supporto della genitorialità, con conferma dell’integrazione regionale delle indennità di maternità e adozione e con meccanismi di sostituzione agevolata durante le assenze, facilitati dall’organizzazione in AFT. È introdotta maggiore flessibilità nella partecipazione alle attività per favorire il rientro al lavoro.
Si promuove una distribuzione più equilibrata dei carichi di lavoro tra funzioni fiduciarie e attività a quota oraria, grazie all’integrazione tra medici nelle AFT e nelle Case della comunità. L’accordo recepisce inoltre i principi europei sul rispetto dei riposi per l’attività oraria. Vengono infine istituite le figure di referente AFT e coordinatore dell’attività a quota oraria, con compiti di coordinamento, supporto organizzativo e tutela del benessere lavorativo.