
REGGIO EMILIA – Questo pomeriggio i rappresentanti della Filctem Cgil della provincia di Reggio Emilia – Rosa Ciampa, Erica Morelli e Daniele Zini -, insieme al segretario provinciale della Cgil, Cristian Sesena, hanno incontrato gli organi di informazione in merito alla crisi aperta da ICR – Industria Chimica Reggiana. All’incontro erano presenti anche alcuni lavoratori, impiegati nell’azienda da 18, 23 e 30 anni: Fabio Marciano, Daniele Fusco, Paola Campani.
L’azienda, venerdì 6 febbraio, nel corso di una riunione richiesta dalle RSU che avrebbe dovuto affrontare questioni ordinarie come buoni pasto e ferie, ha comunicato ai lavoratori la dismissione dell’impianto produttivo di Reggio Emilia e l’apertura immediata della procedura di licenziamento per 54 persone su 74 dipendenti totali. Una scelta definita dalle rappresentanze sindacali come un fulmine a ciel sereno, senza che vi fossero segnali che potessero far presagire il peggio.
La I.C.R., fondata nel 1961, è specializzata nella produzione di stucchi per carrozzeria e mastici per pietra e ha raggiunto posizioni di leadership internazionale con il marchio SPRINT. Dal 2020 l’azienda è controllata dal gruppo statunitense PPG Industries Inc.. In Italia il principale sito produttivo è proprio quello di Reggio Emilia, considerato il quartier generale del gruppo, che occupa complessivamente 74 dipendenti, affiancato da uno stabilimento nella provincia di Lodi. Secondo quanto comunicato alla Rsu aziendale e riportato dalla Filctem Cgil, la scelta sarebbe motivata dal calo dei volumi produttivi registrato negli ultimi anni, dall’obsolescenza degli impianti e dall’impossibilità di trovare capannoni dove poter spostare la produzione.
I lavoratori presenti all’incontro hanno sottolineato la gravità della situazione, in particolare per chi lavora in azienda da decenni, evidenziando quanto sia complesso immaginare una nuova collocazione professionale in un mercato del lavoro che offre poche prospettive a chi ha superato una certa età.
“Questa mattina – spiegano i rappresentanti della Filctem Cgil – abbiamo incontrato la direzione aziendale, ma l’incontro si è concluso con esito negativo. Da parte dell’azienda non c’è stata alcuna disponibilità ad aprire un confronto né a fare un passo indietro rispetto ai 54 licenziamenti annunciati con la procedura avviata venerdì scorso per il sito produttivo di Reggio Emilia.
Le motivazioni addotte – continuano – non risultano giustificabili e non spiegano un esubero di queste dimensioni. L’azienda non presenta criticità dal punto di vista finanziario: abbiamo analizzato i bilanci e si tratta di una realtà sana e solida. Come organizzazioni sindacali – proseguono – abbiamo proposto l’utilizzo di ammortizzatori sociali e strumenti alternativi ai licenziamenti, ma l’azienda ha chiuso ogni spiraglio di confronto. La Regione è già stata contattata e siamo in attesa, a breve, di una convocazione per proseguire il confronto in sede istituzionale. Va inoltre chiarito che la dismissione del sito produttivo non coincide con l’abbandono del marchio: l’azienda ha dichiarato l’intenzione di rilanciarlo, spostando la produzione altrove”.
“Ad oggi non sono state comunicate date certe di cessazione delle attività e ci troviamo ancora nella fase iniziale della procedura di consultazione sindacale. Esiste dunque un margine di intervento – concludono – anche se l’atteggiamento tenuto questa mattina, con la conferma della decisione già assunta, non lascia segnali incoraggianti”.
La mobilitazione
La protesta dei lavoratori prosegue: è stato deciso di mantenere un presidio permanente davanti all’azienda, sia al mattino sia al pomeriggio, che continuerà in maniera ininterrotta fino alla convocazione del tavolo regionale. La mobilitazione resta quindi alta e non si fermerà fino all’apertura di un vero confronto


