
REGGIO EMILIA – Lo scorso 7 febbraio si è celebrata la Giornata nazionale contro il bullismo e il cyberbullismo. Un’occasione per sensibilizzare le comunità scolastiche di fronte a una piaga che ancora oggi continua a diffondersi, anche attraverso modalità sempre più sottili e complesse. Si tratta di un fenomeno ormai radicato, che coinvolge soprattutto giovani e giovanissimi e che si diffonde con estrema rapidità anche attraverso il mondo online. Un fenomeno diventato ‘virale’, alimentato da un uso distorto di app e social network, trasformati in veri e propri veicoli di messaggi d’odio, rabbia e violenza.
Come sottolineato dal Ministero dell’Istruzione e del Merito, la cosiddetta “scuola costituzionale” è chiamata a rafforzare il proprio ruolo formativo mettendo al centro dei percorsi educativi la valorizzazione dell’altro, il contrasto alla violenza psicologica e fisica e la prevenzione di comportamenti discriminatori e prevaricatori, anche negli ambienti digitali. Come sottolineato anche dal Ministero, la scuola dovrebbe quindi avere un ruolo primario nel contrastare questo fenomeno.
Ma se sono gli insegnanti ad assumere comportamenti antagonisti?
La redazione di Stampa Reggiana ha ricevuto la segnalazione di una madre di origini cinesi, residente da anni a Reggio Emilia, che ha voluto condividere il proprio sfogo e la propria frustrazione per un episodio che avrebbe coinvolto il figlio, deriso da un insegnante per le sue origini davanti ai compagni di classe. Un comportamento che avrebbe avuto pesanti ripercussioni sul bambino, iscritto alla scuola primaria. Proprio a seguito di quell’episodio, alcuni compagni si sarebbero sentiti autorizzati a offenderlo e ad assumere nei suoi confronti atteggiamenti anche aggressivi. L’insegnante in questione, sempre secondo la testimonianza della donna, avrebbe assunto questo genere di comportamento anche nei confronti di altri alunni, motivo per cui sarebbe poi stata collocata in un’altra classe del medesimo istituto.
Episodi di questo genere, se confermati, impongono una riflessione profonda sul ruolo che ricoprono le istituzioni scolastiche e gli adulti. Gli istituti scolastici devono essere presidi di inclusione, tutela e rispetto: ogni parola e ogni gesto possono lasciare un segno indelebile.


