REGGIO EMILIA – Si accende il confronto sulle condizioni di lavoro nelle cucine dell’Arcispedale Santa Maria Nuova, dopo la denuncia avanzata da Cisl Fp Emilia Centrale, Nursind e Fials e la successiva replica della Direzione dell’Azienda USL di Reggio Emilia.

Nel loro comunicato, i sindacati riportano le testimonianze di alcuni operatori del servizio mensa, che parlano di difficoltà operative quotidiane: “Non abbiamo macchinari adeguati, prepariamo la polenta per un ospedale intero usando la frusta a mano”, mentre altri segnalano che “i forni spesso non funzionano e le celle frigorifere sono troppo piccole per un servizio che è diventato enorme”. I rappresentanti dei lavoratori sottolineano inoltre come le cucine ospedaliere siano “un servizio pubblico essenziale” e che “qui si preparano oltre 72.000 pasti al mese: se la cucina regge è solo grazie allo spirito di sacrificio di chi ci lavora”. Da qui la richiesta di interventi strutturali: “Servono investimenti e sicurezza, non slogan”, affermano le sigle sindacali, evidenziando che la struttura sarebbe stata progettata per le esigenze dell’ospedale di 15-20 anni fa e oggi non potrebbe sostenere ulteriori carichi di lavoro, come l’ipotizzato arrivo dei pasti per l’ospedale Franchini di Montecchio.

A stretto giro è arrivata la replica della Direzione Ausl, che si dice “esterrefatta per le affermazioni riportate nel comunicato” e respinge “con forza i contenuti, non riconoscendosi affatto in questa descrizione”. L’Azienda sanitaria ribadisce infatti che “forni, caldaie e attrezzature di supporto sono oggetto di verifiche periodiche e di interventi programmati, finalizzati a garantire il corretto funzionamento dei macchinari e la sicurezza degli operatori”, anche in linea con il piano Haccp aziendale. Analogamente, viene sottolineato che “l’attenzione alla pianificazione delle attività lavorative rappresenta un cardine della nostra operatività, affinché i carichi di lavoro siano distribuiti in modo equilibrato e compatibile con la tutela della salute dei lavoratori”.

In merito all’ipotesi di integrazione della produzione dei pasti destinati all’ospedale di Montecchio, l’Ausl precisa che “ogni eventuale ampliamento delle attività sarà accompagnato da un adeguato potenziamento dell’organico”, già previsto con l’arrivo di 11 dipendenti provenienti dalla cucina di Montecchio. La Direzione chiarisce inoltre che “la valutazione dei rischi è oggetto di costante aggiornamento” e che la collaborazione con i Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza e con il Servizio di Prevenzione e Protezione è “proficua, costante e improntata alla massima trasparenza”.

L’Azienda rimane infine “aperta al dialogo e disponibile a ogni confronto costruttivo”, ritenendo il confronto con le organizzazioni sindacali utile e indispensabile, purché – conclude – fondato su “una rappresentazione fedele alla realtà”.