REGGIO EMILIA – Ieri mattina, al Polo scolastico Zanelli/Secchi e Motti, molti studenti sono stati multati per i propri scooter, utilizzati per raggiungere la scuola e arrivare puntuali alle lezioni, soprattutto quando i trasporti pubblici non garantiscono regolarità e puntualità.

Abbiamo raccolto l’appello di un genitore, che evidenzia le difficoltà che ogni mattina decine di studenti reggiani devono affrontare a causa delle criticità legate al nuovo Polo: “La domanda è inevitabile: sono previste aree di sosta dedicate ai mezzi degli studenti? Se sì, quali sono e dove si trovano?”.

“Ogni individuo cresce all’interno dell’ambiente che lo accoglie. Spazi, regole, attenzione e il modo in cui una comunità risponde ai bisogni quotidiani contribuiscono a formare non solo studenti, ma cittadini. È così che si costruisce il rapporto tra persone e istituzioni: attraverso esempi concreti, più che principi dichiarati – continua l’accorato appello –. Senza giudicare chi oggi ricopre ruoli di responsabilità, resta però una domanda necessaria: quali modelli offriamo ai giovani chiamati a costruire il futuro? Quale idea di comunità trasmettiamo quando il disagio segnalato rimane inascoltato e quando i luoghi deputati alla crescita educativa faticano a garantire condizioni adeguate di attenzione e cura? La scuola dovrebbe rappresentare il primo esercizio di cittadinanza consapevole, il luogo in cui si impara a rispettare il bene comune e a sentirsi parte attiva del territorio. Quando però il dialogo si interrompe e le difficoltà quotidiane restano irrisolte, il rischio è che nei ragazzi si radichi non il senso di appartenenza, ma quello di distanza”.

Da tempo famiglie e studenti segnalano problematiche in un polo scolastico che, dal punto di vista logistico, presenta ancora diverse situazioni incompiute: carenza di parcheggi, trasporti pubblici non sempre adeguati per puntualità e numero di corse, spazi esterni non ultimati e condizioni interne che spesso non garantiscono il necessario benessere quotidiano.

“Nelle aule le finestre sono ancora prive di tende e gli studenti ricorrono a soluzioni improvvisate, con fogli fissati con nastro adesivo per proteggersi dal sole, offrendo dall’esterno un’immagine che ricorda più sistemazioni di emergenza che un edificio scolastico pubblico di recente progettazione. Anche il cortile non risulta ancora pienamente terminato, mentre un polo pensato per oltre 400 persone continua a non disporre di aree di sosta sufficienti.”

Molte famiglie, inoltre, sono costrette a continui spostamenti in auto per compensare le carenze del servizio pubblico, trasformando la frequenza di una scuola pubblica in un impegno economico e organizzativo sempre più gravoso.

Punire gli studenti con sanzioni, senza offrire alternative reali di parcheggio, significa intervenire sull’effetto ignorando la causa. Quegli scooter rappresentano spesso la soluzione che consente ai ragazzi di raggiungere la scuola in autonomia, alleggerendo anche il carico sui mezzi pubblici. Una scuola dovrebbe essere luogo di crescita, rispetto e fiducia nelle istituzioni. Quando invece prevalgono disagio e senso di abbandono, il rischio è alimentare distanza e malessere tra giovani cittadini e la comunità che dovrebbe sostenerli.”

La lettera si conclude con richieste precise e urgenti: revisione delle sanzioni emesse, individuazione immediata di parcheggi dedicati e avvio di un confronto concreto tra amministrazione, dirigenza scolastica e famiglie per affrontare criticità non più rinviabili.

“Investire nella scuola significa investire nel futuro della città. Ignorarne i problemi significa indebolirlo. Non è un tema individuale, ma una questione che riguarda l’intera comunità. Ascoltare chi vive quotidianamente questi spazi è il primo passo per restituire alla scuola il ruolo che merita.”