
Si parla anche di sport nell’ultimo libro di Franco Zanichelli “Non è niente, è solo la vita“, uscito molto di recente per i titoli di BookTribù. Il libro tratta della nostra quotidianità, di piccole occasioni di esistenza viste con la coloritura dell’ironia e del fantastico. Lo sport ormai fa parte di questa nostra quotidianità e l’autore, insegnante di educazione fisica e maestro di tennis, lo tratteggia con note a volte ironiche a volte amare che rispecchiano però i tempi di oggi.
Nei brani che seguono l’autore tratta del ruolo dei genitori nell’approccio dei figli verso lo sport agonistico, aspetto che fece dire a Dan Peterson, famoso allenatore di basket: “Il mio sogno è allenare una squadra di orfani”.
Zanichelli lo fa con toni più morbidi, partendo dalla frase posta all’inizio dei brani proposti che recita così: “Io ai genitori la partita gliela farei vedere col cannocchiale”. Di seguito riportiamo i tre racconti Pensiero a bordo campo, Hai vinto, e Il cronometro.
Pensiero a bordo campo
“L’importante è che mio figlio si diverta, non deve diventare un campione per forza. L’importante è che faccia sport e stia in un ambiente sano, lontano dalle cattive compagnie. Non pretendo che diventi un campione, ci mancherebbe altro…guarda però che bella cosa ha fatto! Certo che i piedi buoni ce li ha davvero, guarda come ha stoppato quel pallone, sembra che abbia la colla attaccata al piede. E poi vede il gioco, guarda che bel lancio: gli altri però non capiscono proprio niente, nessuno ha seguito l’azione, un lancio così e nessuno che l’ha capito. È proprio una squadretta, e anche l’allenatore vale poco, non riesce a dare un gioco alla squadra; basta guardare dove fa giocare mio figlio, lo fa giocare sulla fascia; uno con i piedi buoni e che vede il gioco come lui lo fa giocare sulla fascia, roba da matti. Oh, sia ben chiaro, non pretendo che mio figlio diventi un campione, deve soprattutto studiare, ma il prossimo anno stanno freschi i dirigenti se pensano che continui a giocare con questa squadretta: eh, no, merita una chanche in più. Se riesco gli faccio fare un provino in una squadra più seria perché qui francamente è sprecato. Non che pretenda che diventi un campione ma lasciarlo qui con questo allenatore che non capisce che mio figlio con i piedi buoni e la visione di gioco che ha deve giocare a centro campo a dettare l’ultimo passaggio alle punte, è un delitto . . . Non che pretenda che mio figlio diventi un campione, deve soprattutto studiare, ma…”

Hai vinto?
«Hai vinto?» «Quanto hai vinto?». Mai una volta che si chieda al ragazzino che esce dal campo dopo una partita se si è divertito! Mai! Il fatto dimostra, qualora ce ne fosse il bisogno, che conta soprattutto vincere.
Il ragazzino questo lo avverte: hai voglia di dirgli poi che fa lo stesso anche se ha perso. Se il ragazzino è giovane non vuol dire che sia scemo! Capisce che conta vincere, altro che balle, e che gli adulti questo gli chiedono.
Il problema è che anch’io a volte mi sono comportato così!
Il fatto che poi mi sia dato dello stupido non mi assolve più di tanto!
Il cronometro
«Dicono che dobbiamo far fare sport ai nostri figli» mi disse un amico, «come se fosse facile! Ho iscritto anche quest’anno mia figlia alla scuola di nuoto: bene, fra iscrizione, quota annuale di frequenza, visita medica, accappatoio, salvietta, cuffia, sandalini; costumi e cronometro mi ci è voluta una fortuna.»
«Cronometro? E cosa c’entra il cronometro» puntualizzai sorridendo ironicamente.
«Beh, sai» rispose con un certo disagio quasi l’avessi colto in fallo, «quest’anno l’hanno messa nel gruppo agonistico e mentre aspetto in tribuna mi voglio divertire a prenderle il tempo sui 100 stile; non che mi illuda che diventi una campionessa, deve soprattutto studiare, ma così giusto per ammazzare il tempo. Ti assicuro però che va veramente forte» farfugliò sempre più imbarazzato, «anche lei però lo sa, prima lo studio e poi lo sport, nessuno pretende sicuramente che diventi una campionessa, ci mancherebbe altro!» rincarò davanti alla mia espressione divertita e canzonatoria.
Ho creduto bene di non infierire.


