
di Giuseppe Adriano Rossi
REGGIO EMILIA – La via regale della pace consiste nel dono incondizionato di sé: lo ha affermato la sera di sabato 11 aprile l’Arcivescovo Giacomo nell’omelia della veglia per la pace promossa dalla Chiesa reggiano-guastallese accogliendo l’invito di Papa Leone XIV e dalla CEI.
La Basilica mariana era gremita: la preghiera è stata innalzata al Signore per tutte le popolazioni vittime di guerre e di violenze nella varie parti del mondo. Una preghiera che deve nascere da un cuore riconciliato, perché cadano dai mano ai potenti gli strumenti di morte.

Ben tre volte nel brano del Vangelo proclamato durante la veglia il Signore si rivolge agli apostoli con queste parole: pace a voi! E mostra le piaghe per dimostrare in quale modo la pace si è realizzata. Si tratta di una pace che non corrisponde a quella che il mondo vuole, cioè l’annientamento dell’avversario che si frappone al conseguimento degli obiettivi, un tipo di pace che potrebbe annidarsi anche fra i discepoli di Gesù. Chiedere e ricevere la pace di Cristo non significa solo la salvezza dell’oppresso – quante vittime, quanti conflitti!- ma anche dell’oppressore che nella sua follia ha pensato di realizzare se stesso schiacciando la libertà altrui. Ecco la necessità della preghiera per chi si sta macchiando di crimini efferati che non si vorrebbero vedere, per chi è ottenebrato da follia omicida; e invece possa sperimentare la conversione.
Mons. Morandi nella veglia svoltasi alla vigilia della festa liturgica della Divina Misericordia e della Pasqua ortodossa, nonché in coincidenza con il trentaseiesimo anniversario della su ordinazione sacerdotale, ha insistito sul valore della “voce orante” che scaturisce dalla preghiera, dal rapporto intimo con il Signore.
Il diavolo, il principe di questo mondo è menzognero e omicida; si serve dell’umana debolezza e fragilità per compiere l’azione che vuole spegnere la luce portata da Cristo. Ecco perché all’inizio della veglia il diacono ha intronizzato il cero pasquale acceso nel presbiterio. L’efficacia della preghiera è proporzionale alla fede di ciascuno.
Altro tema su cui l’arcivescovo ha insistito è stata la capacità di perdonare, di usare misericordia, di compiere un esame di coscienza serio sulla qualità delle relazioni personali con gli altri in famiglia, nelle stesse comunità cristiane, nel posto di lavoro. L’essersi riuniti in tanti nel Tempio della B.V. della Ghiara per chiedere al Signore di convertire i cuori dimostra di essere – come affermava Papa Francesco – dei “misericordiati”; la misericordia ricevuta va distribuita vincendo situazioni di rancore, rivalsa, sopraffazioni; ciò che muove la storia è la preghiera. Dono delle Spirito Santo infatti sono: pace, amore, mitezza, dominio di sé.
La veglia è stata contrappuntata dalla lettura di testi di Leone XIV sulla pace, una pace disarmata e disarmante, umile e perseverante, che proviene da Dio che ama tutti in incondizionatamente; le parole del Pontefice abbracciano le popolazioni dal Medio Oriente all’Ucraina a tutte le terre insanguinate dalle guerre. Il Papa ha anche richiamato nei suoi discorsi il pericolo della “globalizzazione dell’indifferenza”, del rassegnarsi alla violenza, come aveva stigmatizzato Papa Francesco.
Al termine della veglia i partecipanti hanno ricevuto un lume da porre acceso sulla finestra di casa come segno luminoso di speranza per la pace.


