di Andreina Pezzi

A Reggio Emilia, martedì 28 aprile 2026, alle 16,30, il Museo Diocesano di Reggio Emilia ospita la presentazione del volume “Falso, ma vero. Crisi dell’originale e ricerca del vero”, a cura di Valerio Dehò (Christian Marinotti Edizioni), alla presenza del curatore Francesco Benedetti, uno degli autori dei sette saggi della pubblicazione.

Ascoltare un critico d’arte come Dehò oggi non è un esercizio solo teorico, ma un’occasione concreta per acquisire strumenti, per affinare lo sguardo. Perché, comprendere cosa abbiamo davanti, anche senza essere artisti, significa uscire da una visione superficiale e iniziare a riconoscere ciò che davvero distingue un’opera: la presenza di un pensiero, di una necessità, di un gesto.

Non è un caso che l’incontro si svolga in dialogo con la mostra Mimesi di Giuliano Ravazzini, visitabile fino al 30 aprile negli stessi spazi del museo e nella cripta del Duomo, la cui ricerca è in risonanza con le tematiche del falso ma vero, in quanto autentico.

Il tema del volume di Valerio Dehò, la crisi dell’originale nell’epoca della simulazione, ci riguarda tutti. In un tempo in cui tutto può essere replicato, manipolato, diffuso, resta una domanda centrale, dove si colloca il valore? La copia può essere impeccabile, ma resta una riproduzione. Ciò che manca è il genio, quella scintilla originaria che appartiene all’artista e da cui nasce ogni forma di sensibilità.

Le tre croci contemporanee di Ravazzini, in legno e argilla, non cercano visibilità ma appartenenza e si inseriscono nel contesto sacro con discrezione, dimostrando che la verità dell’opera non sta nell’apparire, ma nel parlare. L’artista nel corso della sua carriera ha ottenuto riconoscimenti per la coerenza e l’intensità del suo linguaggio, di sintesi rigorosa e profondamente evocativa.

È in questo confronto, tra riflessione critica e pratica artistica che domani al Museo Diocesano si apre uno spazio necessario. Per chi crea, significa trovare ancora una possibilità di riconoscimento. Per chi osserva, per chi colleziona, per chi diffonde cultura, è un invito a esercitare uno sguardo più consapevole.

Partecipare a questo incontro è doveroso per chi acquista, per chi racconta, per chi crea. Per ottenere la consapevolezza di distinguere meglio ciò che è semplicemente copia da ciò che, invece, è esperienza reale di arte.

Scrive Valerio Dehò a proposito del volume: “Evidentemente il tema del fake, di come il falso e la trasformazione consapevole della realtà, riescano a dare un’idea più interessante e vera della realtà stessa, è qualcosa che appartiene ad una generazione compresa tra i venti e i trent’anni”.…. ”la virtualità alimenta questa tendenza e distacca sempre più la rappresentazione, quindi l’arte, dall’icona, dalla copia del vero”. Parlare di mimesis appare bizzarro. Forse si può dire che in pratica la realtà appartiene ad una categoria desueta e inutile, sostituita da una pellicola su cui tutto si riflette, in cui naturale e artificiale sono la stessa cosa..”

Un appuntamento dunque che non è solo presentazione editoriale, ma occasione di confronto diretto tra pensiero critico e pratica artistica. L’invito è a partecipare, ad ascoltare, ma soprattutto a interrogarsi e restituire all’opera il suo valore autentico.