di Giuseppe Adriano Rossi

Don Guerrino Franzoni

Con la raccolta Scampoli di poesia don Guerrino Franzoni, parroco di Bagnolo in Piano, si rivela un apprezzato poeta sia in italiano che in dialetto. Classe 1957, laureato in Economia politica, anni di lavoro al Consorzio Agrario, poi la scelta del Seminario e l’ordinazione sacerdotale in Ghiara il 23 giugno 2001 dal vescovo Adriano Caprioli. Don Guerrino è stato vicario parrocchiale, poi parroco a Rubiera e Reggiolo e dal 2017 a Bagnolo, dove guida l’Unità Pastorale “Maria Madre della Chiesa”.

Fin da ragazzo è stato appassionato di musica classica e ha recitato nella compagnia dialettale di Ennia Rocchi. Vari i temi affrontati da don Guerrino nella raccolta Scampoli di poesia presentata domenica 26 aprile nell’ex refettorio della parrocchia bagnolese per iniziativa del Circolo Culturale Giovanni Paolo II nell’ambito della rassegna “Trame di parole”.

L’incontro è stato introdotto di Tommaso Gallingani; la produzione poetica di don Franzoni è stata illustrata da Gianluca Paoli ed Elena Montorsi, che hanno letto numerosi suoi componimenti, contrappuntati dai commenti musicali degli allievi di pianoforte della Scuola “Non Solo Note”.

La prima parte dell’evento era stata diffusamente dedicata alla produzione poetica e all’intensa attività culturale del maestro bagnolese Sergio Lusetti, insegnante, pittore, scultore e poeta.

La natura, le albe e i tramonti, Bagnolo e la sua chiesa, la storia sacra (Emmaus, la samaritana al pozzo, l’adultera, la creazione di Eva), Bismantova, Canossa, Rossena, Carpineti, Cornetole, San Tommaso, Reggiolo, il Po sono alcuni dei temi affrontati nelle liriche di don Franzoni.

Ad una tematica dolorosa dedica due componimenti, in italiano e in dialetto, dal titolo “Al mio tumore”, dove scrive: lavora pur nell’ombra / amico della notte, / io mi affido a Lui ch’è luce.

Ma nelle poesie compare anche la verve ironica di don Guerrino interprete di commedie dialettali; in I Sant ne elenca numerosi indicando di quali categorie siano protettori e conclude affermando che solo una non ha un santo patrono: l’è facil da indvinèr / lè còla di cojoun!

Nei componimenti emerge la solida fede di don Franzoni e il suo affidarsi al Signore. Infatti, in Alba del 12 giugno ’26 annota: Ho respirato / l’aria e la sua luce /ad occhi chiusi, / e nel profondo un grido / è risuonato / “A Te grazie Signore. E un’invocazione per la pace è in In tempore belli: La voce mia è preghiera, /che s’alza a Te Signore: / all’uom che l’ha scordata / dona umanità.

E in Dicembre 2025 –  giornata grigia e fredda, specchio del cuore umano – mette in chiusura questa invocazione piena di speranza: Ti prego Mio Signore, / dentro e fuori di noi / torni primavera.