
REGGIO EMILIA – In occasione della 21a edizione del Festival di Fotografia Europea, giovedì 30 aprile 2026, a Palazzo Brami, in via Emilia San Pietro 21, Reggio Emilia, SPAZIOC21 apre la mostra risultato della residenza dell’artista Brad Downey “Dead God, Thank You”. Per Brad Downey l’arte è un mezzo attraverso il quale creare un vocabolario senza regole, fatto di simboli, pensieri, azioni, manufatti che trasformano l’abitudinario in un’allegoria dell’esperienza umana.

La vita è circondata da oggetti che ‘decorano’ il nostro presente, che riempiono i nostri spazi, un accumulo di manufatti di cui spesso non ricordiamo più nemmeno il valore. Ma, si chiede l’artista, che valore hanno questi oggetti di fronte alla caducità terrena? In questa prospettiva dobbiamo leggere anche la nuova opera ideata e prodotta per SPAZIOC21: sei dipinti di sei differenti alberi originati da altrettanti scatti fotografici. Un contenuto simbolico che rimanda allo scorrere del tempo e al destino degli esseri viventi.
Il progetto, ora intitolato ‘Dead God, Thank You’, nasce alcuni anni fa negli incontri tra l’artista e i promotori di SPAZIOC21 ed è stato realizzato a più mani tra l’Italia e la Slovenia. L’idea di fondo di Downey è quella di rendere omaggio alla solennità degli alberi, sculture maestose create da Madre Natura, che nascono, crescono e muoiono in un determinato luogo. Da quell’ambiente, gli alberi ricevono linfa vitale e allo stesso tempo restituiscono vita… e l’etica? Il titolo ‘Dead God, Thank You’ riflette questa tensione: stabilisce, in superficie, un parallelo tra gli alberi e Dio, ma nasce anche da un senso di colpa legato al consumo.
“Lavorare con gli alberi è diventato un modo per affrontare questa contraddizione e assumermi la responsabilità dei materiali che uso, creando oggetti partendo da zero. La natura, in questo senso, non è romanticizzata; è qualcosa con cui negoziare, con cui lavorare e rispetto alla quale mettere alla prova la propria etica”. Interagendo con il paesaggio, Downey seleziona sei varietà di alberi che appartengono a quel contesto (il pino, il cipresso, il ciliegio selvatico, il frassino, la quercia e l’alloro), li immortala con una fotografia, li abbatte, porta in poltiglia le loro spoglie vegetali con un processo meccanico e attraverso questa trasformazione ricava un feltro di fibre di cellulosa da cui ottiene una carta che appare come una foresta caotica di fibre piatte e flessibili, di diverse tonalità come anche i sei inchiostri estratti dal processo di macerazione della corteccia ed utilizzati per dipingere sulla carta si distinguono l’uno dall’altro per tonalità e colore, come il DNA degli esseri viventi.

I sei alberi vengono quindi stampati a pennello sulla carta ottenuta dalla loro stessa epidermide con uno strumento realizzato appositamente. Dai “corpi” privati di vita, l’artista ricrea un nuovo ciclo vitale. Ogni opera è quindi combinazione unica di cellulosa e liquido – il cosiddetto “liquore nero”, un fluido viscoso e raddensato – che contraddistingue l’anima di ogni albero donando a ciascun dipinto una nuova dimensione vitale. Guardando questi alberi dipinti sulla loro stessa pelle entriamo in una dimensione epistemologica che supera la nostra sfera terrestre e ci guida verso una dimensione immateriale, dove l’anima si distacca dalla corporeità per disperdersi in un universo spirituale. L’albero, nella cultura universale, è il simbolo della vita e della sua eterna possibilità di rinnovarsi, è natura che mette in relazione il mondo terrestre con il mondo celeste, “l’underground con l’overground”, come dichiara l’artista.
Scheda tecnica mostra:
Dove: SPAZIOC21, Via Emilia San Pietro 21 42121 Reggio Emilia
Orario al pubblico: mar-sab 10-13 e 15-18
Per info e appuntamento Sandra Varisco +39 3474613074
info@spazioc21.com
www.spazioc21.com


