BORETTO (Reggio Emilia) – Questa mattina, nel sottopasso di via Carrara, alla presenza del vicesindaco Andrea Vaccari e di diversi cittadini, è stato inaugurato il murale realizzato dal professor Marco Cagnolati. Un intervento di arte pubblica che trasforma un pilone di cemento armato in una finestra poetica sul fiume Po, restituendo identità e delicatezza a uno spazio urbano spesso percepito come ostile.

Durante la cerimonia, l’artista è stato omaggiato con un mazzolino di erbe aromatiche: alloro e rosmarino. Un gesto semplice ma carico di simboli. L’alloro, tradizionalmente legato al merito e all’ingegno, ha voluto onorare l’abilità artistica di Cagnolati; il rosmarino, pianta della memoria, ha ricordato il significato profondo dell’opera e il suo messaggio ambientalista. Un invito a non dimenticare il Po, a custodirlo, a riconoscerne la fragilità.

Il murale si impone con una scelta cromatica sorprendentemente gentile. Cagnolati ha preferito una tavolozza pastello, fatta di azzurri polverosi, verdi tenui e gialli paglierini. Sono i colori della bassa reggiana, della sua luce soffusa, delle mattine di nebbia che sfumano l’orizzonte.

La barca dipinta sembra emergere tridimensionalmente dalla parete, diventando il fulcro visivo che ancora lo sguardo al paesaggio fluviale.
L’orizzonte piatto, quasi infinito, celebra la “linea retta” padana e rende il muro una sorta di finestra affacciata sul Po. È un intervento di gentilezza urbana. L’opera non grida, non impone, ma sussurra, in sintonia con il carattere silenzioso del fiume Po.

La scelta del soggetto non è casuale: il Po è parte integrante della storia e dell’identità di Boretto. Il murale diventa così un atto di affezione civile, un modo per ricordare ciò che il fiume ha rappresentato e continua a rappresentare per la comunità. A rafforzare questo legame interviene la citazione di David Brower. La scrittura manuale, con la sua imperfezione umana, contrasta con la ruvidità industriale del pilone e invita chi passa — a piedi o in bicicletta — a fermarsi, leggere, riflettere.

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“Essere come il fiume” Il messaggio è chiaro: essere come il fiume significa accettare il cambiamento, scorrere , mantenere viva la connessione con i territori attraversati. Collocare queste parole su un’infrastruttura che sovrasta la natura è un monito potente. Il pilone interroga la coscienza di chiunque lo sfiori, ricordando la responsabilità collettiva verso l’ecosistema fluviale.