Il professor Alberto Cadoppi

REGGIO EMILIA – Viviamo tutti nel presente, affaccendati nel lavorare, nel far la spesa, nel preparare la cena, e nel pensare, al massimo, a cosa faremo domani o la prossima estate. Ma tutti noi abbiamo un passato, un passato che non è solo la nostra infanzia o la nostra giovinezza, che spesso rimpiangiamo. Si tratta di un passato molto più remoto, molto più antico, molto più misterioso, ma non per questo meno coinvolgente e meno importante nel determinare ciò che noi e i nostri cari siamo oggi. Un passato consistente nelle nostre origini, nelle origini della nostra famiglia. Un passato normalmente del tutto sconosciuto, ma che vale la pena riscoprire.

E’ questa la molla che ha spinto il professor Alberto Cadoppi, docente di diritto penale nell’Università di Parma, ma reggiano e grande appassionato e studioso di storia, ad occuparsi della storia della sua famiglia, della famiglia Cadoppi. Ogni ricerca genealogica ci riserva una serie di straordinarie scoperte. La ricerca è di solito lunga e molto complicata, ma ci porta a scoprire il mondo in cui vissero i nostri antenati, le loro storie, le loro vicende tristi, ma anche le loro gioie e le loro conquiste, piccole o grandi. E ci porta di solito a ritrovare i luoghi dove i nostri antenati vissero, e qualche volta a poter rivedere persino le loro antiche case.

Nel caso dei Cadoppi, uno studio durato oltre dieci anni, e l’analisi di migliaia di carte d’archivio, ha portato Alberto Cadoppi a Cavriago, dove i Cadoppi vissero per secoli. Il primo personaggio a cui fu dato il soprannome “Chodoppio”, da cui deriva il cognome odierno, era nato verso la fine del Quattrocento a Cavriago. Il suo cognome precedente era “Del Groppo”, e questa famiglia proveniva originariamente dalle colline parmensi della Val d’Enza.

La ricerca del professor Cadoppi lo ha portato a dimostrare che tutti i Cadoppi oggi esistenti al mondo (poche centinaia) discendono da quel Codoppio che nel primo Cinquecento è documentato a Cavriago. Il cognome si evolvette ben presto in “Cadoppi”, e i Cadoppi furono una delle famiglie più radicate in Cavriago per secoli. Un Cadoppi costruì il campanile di S. Terenziano; altri Cadoppi furono consiglieri comunali a Cavriago fin dal Cinquecento. E, per arrivare a tempi molto più recenti, un Cadoppi trasportò da Roma a Cavriago il famoso busto di Lenin.

Il professor Alberto Cadoppi ha scritto un libro di oltre 500 pagine sulla storia della famiglia, che tratta anche di tutti i rami conosciuti odierni dei Cadoppi, alcuni dei quali si trovano in Francia e in Argentina.

Il libro, pubblicato su Amazon grazie all’apporto del cavriaghese Gian Battista Cadoppi (e disponibile per ordinazioni online), verrà presentato venerdì 15 maggio alle ore 18 nella Sala Grande del Multiplo di Cavriago: interverranno, oltre all’assessora alla cultura del Comune, l’argentina Emilia Rita Cadoppi, e il francese Robert Cadoppi. E ancora il genealogista Milo Spaggiari e lo scrittore Gian Battista Cadoppi, oltre all’autore del libro, che dialogherà con la giornalista Francesca Chilloni.

Nel corso dell’evento, che sarà anche un’occasione per parlare della storia del paese, il coro di Cavriago, diretto da Primo Iotti, canterà l’inno di Cavriago nonché l’inno dei Cadoppi (“Sulle dolci sponde del Rio”), composto recentemente dall’autore del libro sulle note di una antica melodia scozzese. L’inno sarà impreziosito da un assolo di violino di Lamberto Cadoppi, ex componente dell’Orchestra Toscanini di Parma, e oggi professore al Conservatorio di Cagliari.