
GUASTALLA (Reggio Emilia) – Sabato 23 maggio 2026 alle ore 16:00, presso la Sala del Camino di Palazzo Ducale, inaugura la nuova mostra “Guastalla: L’urbanistica svelata. L’idea del Centro Storico nei piani del dopoguerra”. L’esposizione, ospitata all’interno dell’Appartamento Ducale, rimarrà aperta al pubblico dal 23 maggio al 27 settembre 2026 e offrirà un viaggio documentario e critico nell’evoluzione urbana del centro storico guastallese, una realtà che ha nel proprio DNA il gene della pianificazione fin dalla sua fondazione rinascimentale a opera dei Gonzaga.
Il programma dell’inaugurazione
L’incontro di presentazione sarà aperto dalle introduzioni istituzionali del Sindaco Paolo Dallasta e della Vicesindaca Chiara Lanzoni. Seguirà il tavolo di approfondimento coordinato dall’architetto Walter Baricchi, che vedrà gli interventi di Maria Cristina Costa (architetto e urbanista) e di Stefano Storchi (Associazione Nazionale Centri Storico-Artistici – ANCSA). L’iniziativa è patrocinata da ANCSA e dall’Ordine degli Architetti di Reggio Emilia; la partecipazione all’incontro dà diritto a 2 Crediti Formativi Professionali (CFP) per gli architetti.
Il focus della mostra: Guastalla come laboratorio d’avanguardia
La mostra non rappresenta un’operazione nostalgica, ma un lucido strumento per comprendere il presente e il futuro. Il focus centrale è dedicato alla fine degli anni Sessanta, quando l’architetto Maria Cristina Costa, affiancata da Antonio Pastorini, fu chiamata a redigere il primo Programma di Fabbricazione. In un’epoca in cui la disciplina era quasi esclusivamente dominata da figure maschili, la Costa operò con straordinario rigore e coraggio.
Il suo lavoro culminò nella stesura della Disciplina Particolareggiata per il Centro Storico (1973-1980) , un vero e proprio capolavoro metodologico che assunse l’isolato come unità di misura dell’indagine. Guastalla divenne così un laboratorio d’avanguardia nazionale. Questo piano meticoloso e dosato permise alla città di salvare sé stessa, bloccando la scia di quegli errori che, proprio a fine anni ’60, avevano portato alla demolizione di storici edifici per fare spazio a strutture moderne che ne avevano ferito lo skyline. Senza le tavole della Costa, il disegno rinascimentale della città-stato sarebbe andato in gran parte perduto.
Un testimone ideale per le sfide del presente
Nelle tavole in mostra – che stupiscono ancora oggi i non addetti ai lavori per la straordinaria facilità di comprensione, modernità di linguaggio e un livello di dettaglio critico raramente riscontrabile nei piani odierni – si rintracciano elementi visionari già sessant’anni fa, come il tentativo (poi interrotto) di un piano comprensoriale d’area vasta per la Bassa Reggiana.
Produrre questa mostra e la relativa pubblicazione nel 2026 assume un significato politico e civile preciso: proprio in questi mesi si sta portando a termine il nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG) intercomunale della Bassa Reggiana. L’esposizione vuole così creare un ideale passaggio di testimone tra le generazioni di progettisti e amministratori chiamati a rendere vivibili, sicuri e fruibili gli spazi urbani in tempi complessi e ricchi di incertezza.


