
REGGIO EMILIA – Si è delineato il quadro cautelare definitivo per i quattro giovani di nazionalità egiziana (rispettivamente di 28, 27, 20 e 19 anni) indagati in concorso per una serie di violente rapine a mano armata consumate nel centro di Reggio Emilia la notte del 19 agosto 2025.
A seguito del ricorso presentato dalla Procura della Repubblica di Reggio Emilia, coordinata dal Procuratore Capo Calogero Gaetano Paci, anche l’ultimo dei quattro indagati è ora destinato alla custodia in carcere. Il Tribunale del Riesame di Bologna ha infatti riformato la precedente decisione del GIP che aveva concesso al giovane la scarcerazione.
La vicenda affonda le radici nella notte del 19 agosto 2025, quando, nel giro di pochissimo tempo, il gruppo ha portato a segno due distinte rapine pluriaggravate dall’uso di armi e dalla minorata difesa delle vittime: la prima rapina in via Pezzarossa, dove tre passanti sono stati accerchiati e, sotto la minaccia di un coltello, privati di una bicicletta elettrica del valore di circa 400 euro.
La seconda rapina subito dopo, nei pressi della stazione ferroviaria, un uomo che dormiva per strada è stato bruscamente svegliato e colpito selvaggiamente con calci, pugni e con il manico di un coltello per sottrargli il telefono cellulare e la somma di 10 euro. A causa del pestaggio, ha riportato lesioni gravissime, tra cui la frattura delle ossa facciali, con una prognosi di 30 giorni. L’intervento immediato dei Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia di Reggio Emilia ha permesso di interrompere la seconda aggressione e di arrestare in flagranza di reato due dei componenti, il 28enne e il 20enne. Gli altri due complici inizialmente sono riusciti a dileguarsi, venendo denunciati in stato di irreperibilità.
Le successive indagini sul campo – supportate dall’analisi dei filmati di videosorveglianza e dalla formale denuncia sporta dalla vittima il 25 agosto 2025 hanno permesso di cristallizzare le responsabilità dell’intero gruppo. In ordine alle richieste cautelari avanzate dalla Procura, i primi provvedimenti del GIP non avevano disposto il carcere per tutti i soggetti. La Procura, ha quindi presentato appello al Tribunale del Riesame di Bologna. Il 30 gennaio 2026, l’ordinanza del Riesame è diventata definitiva, disponendo la custodia cautelare in carcere per tre dei quattro indagati (i due arrestati la notte stessa e il 27enne rimasto latitante). La posizione del quarto complice, il giovane di 19 anni, ha seguito un percorso procedurale differente.
Rimasto irreperibile per quasi sei mesi, è stato rintracciato e arrestato a Reggio Emilia il 17 febbraio 2026. Il 24 febbraio, però, il GIP ne ha disposto la scarcerazione, sostituendo la custodia in carcere con l’obbligo di dimora e di firma quotidiana, ritenendo attenuate le esigenze cautelari per il tempo trascorso. La Procura ha quindi presentato appello urgente il 27 febbraio, evidenziando il concreto pericolo di fuga legato alla lunga irreperibilità, all’assenza di un domicilio stabile e al fatto che, durante la latitanza, l’indagato fosse stato trovato con droga e denaro contante pur essendo disoccupato.
L’appello della Procura reggiana ha trovato pieno accoglimento. Il Tribunale del Riesame di Bologna ha ordinato il ripristino della custodia cautelare in carcere per il 19enne, ritenendola l’unica misura idonea a soddisfare le esigenze cautelari. In data 26 maggio 2026, il provvedimento è divenuto definitivo ed esecutivo estendendo così la custodia in carcere a tutti e quattro i componenti del gruppo. Il 19enne rintracciato nel capoluogo felsineo è stato quindi arrestato e ristretto a disposizione della competente magistratura.


