
REGGIO EMILIA – Non solo una mostra di architetture effimere, ma un laboratorio sociale e sensoriale che abita il confine sottile tra il tramonto e l’aurora. È “Un giorno nell’altro“, l’azione artistica che nella notte tra sabato 6 e domenica 7 giugno abiterà l’area verde davanti a Binario49 (via Turri 49). In un’epoca segnata dall’incertezza climatica, l’installazione trasforma il quartiere Stazione in un avamposto di resilienza, dove cinque lanterne nomadi che — ispirate alla leggerezza ancestrale delle yurte — dal tramonto all’alba diventeranno stazioni per incontrarsi, aprire porte, sostare e riflettere. L’appuntamento è la tappa conclusiva del progetto Stazione Clima, percorso di educazione alla sostenibilità rivolto prevalentemente alle giovani generazioni, per approfondire i temi ambientali attraverso il dialogo tra scienza, arte e paesaggio urbano. Un progetto di Casa d’Altri – Binario49, Associazione culturale Cinqueminuti, Arci Natiscalzi DT e Compagnia del Buco, sostenuto dal Comitato Territoriale Iren di Reggio Emilia e realizzato in collaborazione con il Dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria di Unimore e con il Comune di Reggio Emilia.


Cinque serre come cinque habitat dove ripensare l’habitus. La serra “Respira / Ascolta“, a cura di Giuseppe Cordaro e Gianpaolo Cassano, è un organismo vivente che ribalta il paradigma antropocentrico. L’installazione esplora la “respirazione” del pianeta tramite micro-suoni vegetali, umidità e field recordings di ecosistemi reali. La serra “Cura / Coltiva“, a cura di Francesco Bombardi, presenta un ambiente speculativo dove il cibo cresce sospeso tra cielo e terra in sistemi idroponici. La luce ultravioletta sostituisce il sole, trasformando la notte in uno spazio produttivo e ribaltando i cicli naturali di crescita. “Oltre lo specchio“, a cura di Tommaso Monza, utilizza il ghiaccio e la cimatica per riflettere sui cicli dell’acqua e sullo spreco delle risorse idriche. Un blocco di ghiaccio che si scioglie diventa metafora del surriscaldamento globale e dell’influenza climatica sul nostro organismo. La quarta serra, “Iqea – Il paradiso perduto“, a cura di Luca Macca, è una falsa esposizione di arredamento contemporaneo costruita interamente con materiali recuperati dalla strada. Ironizzando sul modello del consumo veloce, elettrodomestici rotti e ferraglia si trasformano in “fossili contemporanei”. Claudio Melioli cura “Energia – Black Hole“, serra che inverte l’iconografia dell’energia come luce per presentare un “buco nero” completamente buio. Il nero simboleggia l’anidride carbonica, il petrolio in esaurimento e il cobalto delle batterie, offrendo un’esperienza immersiva nel presente saturo di emissioni.
Attorno alle 5 serre durante il fine settimana si articolano pensieri e attività. A partire dalla mattinata del 6 giugno, con un Cantiere aperto (dalle 10 alle 17), seguito dall’Allestimento scenico delle cinque serre (ore 17). Alle 17.30 è in programma “Resuscitare gli oggetti“, laboratorio di riuso e creatività per bambine e bambini a cura di Luca Macca. Alle 18.30, con Bio-Phonìa, Gianpaolo Cassano condurrà il pubblico in un’esplorazione sonora e interazione tattile-acustica. Alla stessa ora, Tommaso Monza, Luca Macca e i ragazzi del progetto Stazione Clima daranno vita a “Bioluminescenza: i corpi vivi dell’acqua“, laboratorio di decorazione con vernici luminescenti, per sensibilizzare sulla segnaletica alternativa. Alle 19.30 è in programma “Survival Food“, apericena e talk a cura di Francesco Bombardi. A seguire, unboxing di survival kit e ricette anti-spreco con la chef Elena Mazzali.

Alle 21 va in scena “L’isola del Futuro” performance teatrale sui temi ambientali realizzata dal corso Junior 6-10 della Scuola di Teatro Mamimò. La serata continua con “Mister Frittatina e la scoperta della bioluminescenza” (ore 20.30), laboratorio ludico, trucco fluo e spettacolo di bolle. Alle 22.30 è prevista l’accensione delle Luci d’Artista, installazioni luminose notturne realizzate nell’ambito del progetto Sottosopra, promosso da Cinqueminuti, Casa d’Altri – Binario49, Natiscalzi DT e Compagnia del Buco, in collaborazione con Comune di Reggio Emilia e Fondazione Simonini, con il sostegno di Fondazione Manodori. A seguire (ore 22.45), “Loop Concert: Performance Botanica” a cura di Giuseppe Cordaro, live set sonoro tra sintetizzatori e “voce della serra”.
La notte sarà il cuore dell’adattamento: da mezzanotte la Serra Nera accoglierà il “Cinema della Terra“, con documentari e video-installazioni a cura di Claudio Melioli, alcune delle quali sono state realizzate nell’atelier “Di Onda in Onda: atelier delle acque e delle energie” di Ligonchio grazie al coinvolgimento di Fondazione Reggio Children e del Dipartimento di Scienze e Metodi dell’Ingegneria di UniMore. Contestualmente andranno in scena Aquario & Marangoun, performance di danza e teatro d’oggetti in loop. Per tutta la notte saranno attive le Serre Parlanti, dialoghi aperti e intimi con divulgatori, accompagnati da un drink o da un caffè. All’1.30 sono in programma i “Dialoghi sull’abitare: lavoro nel verde e impatto zero“, con architetti e artisti coinvolti in una tavola rotonda su architettura nomadica e yurte. Alle 2.30 parte “Il Turno del Riciclo“, attività di plogging notturno, seguita dal baratto solidale di sacchi di PET in cambio della colazione. Dalle 3 alle 6 si possono sperimentare le “Pratiche Somatiche: tra veglia, sonno e meditazione“, esplorazione dello stato di quiete interno ed esterno.

La domenica si apre con il “Risveglio all’Alba” (ore 6) a cura di Natiscalzi DT, con pratiche di movimento ecologico danza e yoga. A seguire (ore 7), la colazione di comunità. Alle 10 si riprende con “Il ciclo della plastica: triturare e stampare” a cura di Francesco Bombardi, che trasformerà in prodotti creativi il PET raccolto nella notte. Alle 11 è in programma un Laboratorio alla scoperta degli insetti della stazione guidato da un’entomologa. Alle 12 il percorso si chiude in festa con “Jungle Party“, soft clubbing a cura di dj locali con brunch. Alle 14 gran finale con il “Rito dello Smontaggio“, smantellamento festoso e circolare delle strutture, a dimostrazione che la materia non si crea né si distrugge ma cambia semplicemente stato.
«Un giorno nell’altro – spiegano i curatori – è un invito a smarrire la bussola dei ritmi ordinari per immergersi in una “notte adattiva”, intesa come spazio di produzione e cura in un tempo alternativo per mostrare come cambiando gli usi si possano generare visioni per accendere una luce là dove “il sonno della ragione genera mostri”. Attraverso queste cinque cellule trasparenti, l’esposizione tesse una narrazione che fonde l’ascolto dei sussurri vegetali con la nuda terra dell’idroponica, il pianto dei ghiacci con l’ironia tragica dei nostri rifiuti, fino a sprofondare nell’abisso fertile di un buco nero energetico. L’arte, quindi, non si limita a osservare il disastro, ma si fa pratica di sopravvivenza: è un cantiere cantato e agito che trasforma materiali poveri in sculture luminose, dove il baratto tra scarti e nutrimento diventa il seme di una nuova economia di comunità. L’esposizione si chiude non con un congedo, ma con un gesto di fiducia nel futuro: danziamo assieme perché ci va di farlo ma con questo spirito attraversiamo il buio per essere illuminati assieme dalla luce di un nuovo giorno».


