di Giuseppe Adriano Rossi

REGGIO EMILIA – Assai partecipata è stata, la sera di giovedì 4 giugno, la solennità del “Corpus Domini” presieduta dall’arcivescovo, che nell’omelia della solenne concelebrazione eucaristica in Duomo ha sottolineato richiamando il libro del Deuteronomio che tutto è dono di Dio e pertanto occorre recuperare la dimensione della vita come grazia.
Oggi c’è fame di risposte alla domanda di senso e significato; la città è contraddistinta da un deserto relazionale, da individualismo e prevale l’orientamento su se stessi; senza la Parola di Dio non si attraversa il deserto, anche camminando tra serpenti e scorpioni. Il Vangelo di Giovanni, proclamato dal diacono, ha un linguaggio duro, dirompente, che allontana numerosi discepoli: se non mangiate la carne del Figlio e non bevete il suo sangue … dice Gesù. Eppure queste sono le parole istitutive dell’Eucarestia, che devono aprire gli occhi dei discepoli, delle comunità cristiane verso gli altri, ai poveri, agli ultimi, alle loro necessità.

“Imbarazzante” è partecipare all’Eucarestia, certamente non solo un rito, ma soprattutto forza e sostegno della vita della Chiesa, perché porta ad un capovolgimento di priorità, apre al mondo dei fratelli e delle sorelle. La Chiesa di Reggio-Guastalla deve ricordare che il fuoco dell’Eucarestia deve animare e guidare l’opera di annuncio ed evangelizzazione del discepolo, la cui vita è stata immersa in Cristo.
L’arcivescovo Morandi ha poi sottolineato il valore della processione eucaristica per le vie della città, tradizione che contraddistingue la solennità del Corpus Domini, anche se qualche parroco nutre riserve sulla sua efficacia, ha osservato. Essa parla all’uomo contemporaneo: la nostra deve essere una Chiesa che esce nel deserto della città e delle relazioni, per condividere. Si porta il Signore tra la gente distratta. Anche mentre Gesù saliva al Calvario caricato delle croce c’erano tantissime persone curiose o distratte che guardavano, mentre si stava compiendo la salvezza dell’umanità. E’ una testimonianza pubblica. Non si esce indenni dall’Eucarestia: c’è un popolo numeroso che si fa carico delle sofferenze dei fratelli.
“Prego perché la nostra Chiesa ricordi e non dimentichi di essere portatrice del fuoco dell’amore di Cristo che tutte le persone possano riconoscerci discepoli, la cui vita è per Cristo, con Cristo e in Cristo“. Al termine della celebrazione si è snodata la processione per le vie della città; tanti in partecipanti, tra cui bambini e giovani; a qualche finestra erano drappi, lumi e anche un lancio di petali sul corteo. La benedizione eucaristica impartita da mons. Morandi dal sagrato della Cattedrale ha concluso la celebrazione.


