di Andreina Pezzi

REGGIO EMILIA – Nulla che scrivo è verità assoluta naturalmente, ma un mio pensiero raccolto tra sguardi, domande e smarrimento del pubblico affannato dal weekend. Soltanto con il dono dell’onnipresenza saremmo riusciti ad attraversare un fine settimana come quello appena trascorso in città, che ha messo in scena la ricchezza culturale cittadina ed alcune fragilità strutturali, come la difficoltà di connessione tra istituzioni ed eventi pubblici.


Parlo in particolare di Venerdì dove alle 18.30, allo Spazio Gerra, si è tenuta la presentazione del catalogo della mostra dedicata a Francesco Guccini. Un appuntamento prezioso, arricchito dal racconto diretto di Federico Guglielmi, un giornalista, critico musicale, produttore discografico e conduttore radiofonico italiano, il quale ha condiviso aneddoti e frammenti di vita vissuta accanto al cantautore. Un momento intimo, purtroppo poco partecipato nonostante l’importanza e spessore, dovuto al fatto che alla stessa ora, la città era già proiettata ai Chiostri di San Pietro dove partivano gli eventi di chiusura di Fotografia Europea 2026, mentre sempre alla stessa ora il Palazzo dei Musei si preparava all’inaugurazione della mostra dedicata a Vasco Ascolini e a quella serale, neanche il tempo di una cena comoda, per la riapertura del suo cortile interno.


Una sovrapposizione che racconta molto. Non una mancanza di contenuti, ma piuttosto una loro dispersione, eventi per la stessa fascia di interesse ed età. Chi è riuscito ad esserci, anche solo in uno di questi luoghi, ha comunque potuto vivere sicuramente momenti di grande qualità.

A Palazzo dei Musei, il sindaco Marco Massari ha inaugurato ufficialmente la riapertura del Chiostro dei Marmi romani, in occasione delle Giornate Europee dell’Archeologia, promosse dal Ministero della Cultura, con la Direzione Generale Musei e la Direzione Generale Archeologia, Belle Arti e Paesaggio, restituendo alla città uno spazio di straordinaria suggestione. In una luminosa serata di giugno i reperti archeologici sono tornati a mostrarsi in tutta la loro potenza evocativa, valorizzati da un allestimento attento e consapevole da parte della responsabile delle collezioni archeologiche Giada Pellegrini ed il suo collaboratore archeologico Fabio Bonini.
Il progetto del restauro complessivo da attribuire alla responsabilità dell’architetto Francesca Ruozi e l’architetto Cinzia Araldi del CRIBA. L’intervento ha saputo mantenere un equilibrio tra rispetto delle condizioni storiche e necessità contemporanee, soprattutto in termini di accessibilità, sicurezza e gestione dei flussi. Un intervento che permetterà per tutti gli eventi dell’estate una fruizione più ampia e inclusiva.
Al centro di questo nuovo assetto si inserisce la mostra “Riportare alla luce”, omaggio a Vasco Ascolini, fotografo recentemente scomparso. L’esposizione, costruita attorno al suo rapporto con il patrimonio museale e architettonico, restituisce con forza la sua celebre “cifra al nero”, capace di trasformare visioni sospese, quasi metafisiche. La nota dolente è proprio in questo, la sensazione che la centralità simbolica affidata alla mostra di Vasco Ascolini, in questo fine settimana, come strumento per valorizzare una collezione archeologica di grande rilievo, non sia stata intuitiva. Dal cortile nessun segnale della mostra esposta all’interno del museo, nemmeno attraverso il laboratorio del sabato pomeriggio che ironicamente sollecitava altro e non accennava all’autore.
Con un patrimonio di cui la città può andare fiera, archeologico e fotografico insieme, che avrebbe anche parlato da solo, il contorno di tante distrazioni e la mancanza di connessione con il contorno di tanti eventi, ha reso inefficienti le fatiche e gli investimenti di energia. Un weekend, dunque, ricchissimo e vitale, che conferma la necessità di un pensiero più coordinato per un miglior risultato.
Se bastasse la qualità fine a se stessa ci saremmo trovati tutti al parco Santa Maria con un ottimo concerto di tributo agli U2, sotto le stelle, che ha dimostrato grande successo. Ma è doverosa, mio personale e semplice pensiero, una regia per costruire connessioni, orientare il pubblico e trasformare la pluralità in sistema efficace. L’utenza se lo merita se vogliamo partecipazione, partendo magari, da questi eventi estivi.


