REGGIO EMILIA – Profondo dolore e sgomento a Reggio Emilia per la tragica morte del bambino di 11 anni che nella giornata di ieri ha perso la vita mentre si trovava in bicicletta, travolto da un camion per la raccolta dei rifiuti. Mentre proseguono gli accertamenti per chiarire l’esatta dinamica dell’incidente, numerosi sono stati i messaggi di vicinanza alla famiglia da parte delle istituzioni cittadine, provinciali e dei soggetti coinvolti. Tra i primi a esprimersi il sindaco di Reggio Emilia, Marco Massari: «Con immenso dolore ho appreso della tragedia che ha colpito la nostra comunità: un bambino di soli undici anni ha perso la vita mentre era in bicicletta, investito da un camion per la raccolta dei rifiuti sulle nostre strade. Non ci sono parole che possano alleviare il vuoto lasciato dalla perdita di una vita così giovane. In attesa che vengano chiarite le dinamiche dell’accaduto, a nome dell’intera città, ho espresso pochi minuti fa le più sentite condoglianze alla famiglia, che allargo agli amici e a tutti coloro che hanno conosciuto e amato questo ragazzo”. Si tratta di una tragedia che ci deve interrogare tutti, istituzioni e cittadini».

Parole cariche di emozione anche quelle dell’assessora alla Mobilità, Carlotta Bonvicini: «Non si può morire a 11 anni. Non si può morire in strada, sulla propria bicicletta. Non possiamo continuare ad accettare che questo accada. Io non posso accettarlo. Penso che ci dobbiamo fermare un attimo. Ci dobbiamo interrogare se abbiamo fatto abbastanza, se lo stiamo facendo ogni giorno, a tutti i livelli, negli interventi che mettiamo a terra, nelle norme che approviamo, nel modo in cui ci muoviamo in strada, quando guidiamo, quando non prestiamo sufficiente attenzione agli altri. Penso che ci dobbiamo fermare. Perché questa è una tragedia collettiva e ci riguarda tutte e tutti».

Il lutto ha segnato anche l’inaugurazione della nuova Casa della Comunità e dell’Ospedale di Comunità di Reggio Emilia. Per l’occasione il presidente della Provincia, Giorgio Zanni, e il vicesindaco Lanfranco De Franco hanno scelto di non indossare le rispettive fasce istituzionali in segno di rispetto e vicinanza alla famiglia del giovane. Durante la cerimonia è stato osservato un minuto di silenzio. Rivolgendosi ai presenti, il presidente Zanni ha dichiarato: «Insieme al vicesindaco De Franco abbiamo scelto di non indossare le fasce in segno di lutto per questa occasione e il nostro tono di voce sarà necessariamente più dimesso rispetto a quello che sarebbe opportuno per una giornata come questa. Lo facciamo unendoci al tributo e al ricordo del ragazzo che è venuto tragicamente a mancare poche ore fa a Reggio Emilia».

La Provincia di Reggio Emilia ha inoltre espresso il proprio cordoglio e la propria vicinanza alla famiglia, agli amici del bambino e all’intera comunità reggiana, profondamente colpita dalla tragedia. Anche Iren Ambiente ha manifestato il proprio dolore per l’accaduto, esprimendo «il più profondo cordoglio verso la famiglia del bambino coinvolto». L’azienda ha inoltre comunicato di aver già aperto un’inchiesta interna per approfondire la dinamica dell’evento.

“La tragedia della strada che ha scosso ieri Reggio ci ha lasciati attoniti – scrive in una nota Massimo Gazza, Segretario Provinciale del Partito Democratico – e come prima cosa intendiamo stringerci con affetto al dolore immenso e al cordoglio della famiglia e degli amici dell’undicenne che ha perso la vita. Quando una comunità viene colpita al cuore, come è accaduto a quella cittadina, non si può che provare a ragionare al di fuori di steccati e divisioni ideologiche, mettendo al centro un dato di fatto prepolitico, che sta al di là e sopra tutto: la sacralità della vita. Questo vale per la vittima, ma anche per i suoi giovanissimi amici, che hanno dovuto assistere a una scena che, a quell’età, nessuno dovrebbe vedere.

Saranno gli organi preposti ad accertare la dinamica dei fatti ed eventuali conseguenze. In queste ore abbiamo letto molti interessanti contributi su come siano state costruite negli anni le città contemporanee, sulle discussioni circa il nuovo codice della strada, con ripetuti appelli di chi chiede che l’installazione di sensori sugli angoli morti dei mezzi pesanti diventi norma operativa già oggi, senza indugiare oltre. È davvero un’urgenza della politica nazionale tutta, senza distinzioni, occuparsi di dati drammatici in Italia, che parlano degli incidenti stradali come della principale causa di morte e di ferimento per i ragazzi al di sotto dei 30 anni.

In queste ore – continua – chi ha un figlio, un nipote di quell’età, chi come il sottoscritto per lavoro insegna a degli adolescenti, ha vissuto un sentimento di ansia fortissima, di grande preoccupazione per una generazione intera, e si è interrogato: cosa possiamo fare, come adulti, per tutelare l’esistenza di questi ragazzi, perché quanto è avvenuto ieri non accada mai più?

Il rispetto delle regole, certo, è la precondizione perché una società riesca a convivere nel rispetto l’uno dell’altro. Forse però, come scrive Tuttinbici Reggio Emilia nel suo appello, dovremmo fare uno sforzo in più, fermarci un attimo. È diffusa l’abitudine di guidare distrattamente, di accelerare un poco dentro al tessuto urbano perché in ritardo a un appuntamento di lavoro, anche per stanchezza o stress. Nondimeno chi sta al volante di qualsiasi mezzo a quattro ruote è, sulla strada, il “soggetto forte”, in un ecosistema in cui si muovono pedoni, ciclisti, donne e bambini, anziani. Sono loro i più esposti al rischio, le persone da tutelare. In queste ore non riesco a non pensare al fatto che il senso e il significato della vita stia proprio nell’essere attenti a chi è più debole, chi rischia di più, magari rallentando – ognuno di noi – il ritmo, ponendo più prudenza nei comportamenti, ridisegnando la scala delle priorità a favore degli altri, e meno in senso autocentrato.

Si dirà – conclude – che sono considerazioni dettate dallo choc per la morte del ragazzino undicenne, e però penso che una società che voglia progredire non possa non porsi queste domande, non debba rinunciare a ragionare su quali siano i valori che la guidano, al di là delle contingenze della cronaca, pena perdere sé stessa”.

Una tragedia che ha scosso profondamente l’intera città e che riaccende il dibattito sulla sicurezza stradale e sulla tutela degli utenti più vulnerabili della strada, a partire dai bambini e dai ciclisti.