di Maria Alberta Ferrari

VETTO (Reggio Emilia) – Si è svolta sabato mattina 20 giugno, in località Volpara e Montepiano di Vetto d’Enza, la cerimonia di benedizione delle Croci del Capitano medico Pietro Azzolini e del Maresciallo della Guardia Forestale Ostilio Ferrari, fra le prime vittime della guerra partigiana nel territorio montano, come affermato da Luca Tadolini del Centro Studi Italia, che presto degenerò in guerra civile.

La guerra partigiana – ha affermato Luca Tadolini – venne organizzata e armata dagli Angloamericani dopo l’Armistizio del Settembre 1943 e lo scioglimento dell’Esercito italiano, cui si era giunti a seguito dello sbarco in Sicilia e la Caduta del Governo Mussolini nel luglio precedente. Gli Alleati, riunendo tutti i partiti antifascisti, compreso il Partito comunista di Togliatti, allora stalinista, armarono e sostennero una guerra irregolare dietro le linee tedesche e della ricostituita Repubblica Sociale Italiana fascista. Questo conflitto senza regole degenerò in breve in guerra civile, dove risultarono egemoniche le formazioni comuniste. Tutte le vittime che sono state ricordate a Vetto sono state infatti vittime delle bande partigiane staliniste – ha così concluso l’analisi storica di Luca Tadolini.

Azzolini e Ferrari furono prelevati da casa e barbaramente assassinati nella notte tra il 21 e 22 giugno 1944, ma i loro corpi furono ritrovati e riconsegnati alle famiglie rispettivamente il 2 ottobre e il 14 settembre 1944, vittime mai ufficialmente commemorate dalle Istituzioni reggiane, come succede per Norma Cossetto (deliberata anni fa in Consiglio comunale a Reggio l’intitolazione di una via, si è ancora in attesa della sua attuazione). Sono stati ricordati da Laurenzia Azzolini dell’Associazione Culturale Pietro e Marianna Azzolini pure Luigi Azzolini, Costi Maria, Dazzi Alfonso, Lodovico Filippi, Marino Filippi, Pierino Filippi, Bernardo Genitoni, Franco e Roberto Rinaldi, i cui nomi sono riportati in una targa commemorativa posta anni orsono ai piedi della Croce di Pietro Azzolini.

Diana Cossetto, figlia di esuli istriani e cugina di Norma Cossetto (a cui è stata attribuita la Medaglia d’Oro al merito civile nell’anno 2005, dopo l’istituzione del Giorno del Ricordo, onorata con innumerevoli iniziative in quanto ritenuta il simbolo di tutti gli infoibati per il martirio e la crudeltà che ha subito), arrivata insieme ad un gruppo di amici e parenti di infoibati, ha sottolineato l’importanza di commemorare le vittime, alcune delle quali assassinate anche a guerra conclusa, in tempo di pace “da parte di partigiani comunisti che agirono indisturbati su questo territorio guidati da un’ideologia totalitaria, fanatica, brutale e violenta, fondata sulla cancellazione fisica del dissenso, sulle epurazioni, sul terrore e la menzogna, ponendosi al di sopra delle leggi umane e divine. Una colpa aggravata da un’ingiustizia profonda in quanto colpevoli e complici non subirono alcun processo, rimanendo impuniti, protetti dal silenzio. Esiste un legame profondo tra le vostre famiglie e le nostre, istriane, fiumane e dalmate: l’aver subito logiche criminali che calpestarono ogni diritto umano e civile. Poter ricordare, accanto ai vostri congiunti assassinati, Manfredi Zmarich, cittadino italiano residente  a Laurana in Istria orientale, infoibato nel 1945 a guerra finita da parte dei partigiani comunisti di Tito, insieme ad Adriana Defilippi, cara amica comune, faro, archivio storico vivente, esempio di straordinario impegno e fedeltà alla causa del Giorno del Ricordo, e presente fino allo scorso anno a queste commemorazioni, è il segno tangibile del profondo  legame che ci unisce in un percorso condiviso di memoria e verità sui fatti occorsi sulle terre del Triangolo della morte e sulle stragi delle foibe” ha affermato. A quest’ultima, stimata ricercatrice storica triestina, disponibile e affabile, tenace e battagliera, che ha indicato la strada della ricerca nel percorso della memoria, è stata dedicata una nuova targa. Amata da tutti, a Reggio, Vetto, come a Trieste, suffragava i suoi racconti con documenti, donna innamorata della vita, della verità e della giustizia”.

Le commemorazioni sono state organizzate dall’Associazione Culturale Pietro e Marianna Azzolini, dal Centro Studi Italia e dalla Federazione di Reggio Emilia Associazione Nazionale Volontari di Guerra, presente con il Labaro, “che rappresenta tutti i reggiani che diedero la loro vita spontaneamente per la Patria e che da ora in avanti rappresenterà anche Adriana, per il suo grande patriottismo” così ha affermato Alessandro Casolari, Presidente reggiano dell’Associazione.

Liliana Dazzi, nel suo intervento, ha ricordato come questi martiri siano i nostri eroi e come possano essere pregati perché l’odio venga cancellato e si riscopra l’amore tra i popoli.

Dopo la lettura di brani del Vangelo sono state innalzate preghiere perché l’uomo ritrovi la sua dignità nell’amore al prossimo e nel perdono, indossando le armi della Luce, odiando il male e cercando il Bene, pregando anche per i governanti perché, seguendo le orme di Cristo, sappiano orientare i popoli, come ha affermato Don Giancarlo Denti, che ha benedetto le Croci e i presenti. Sia un monito per le generazioni future: mai più violenza, mai più guerra.

La commemorazione, pur sottolineando la gravità dei fatti commessi, è stata pensata nell’ottica di una rete solidale di amicizia ormai consolidata con le vittime del confine orientale, di percorso doveroso di solidarietà e della riconciliazione nazionale.