REGGIO EMILIA – Il Comune di Reggio, per voce dell’Assessora alle politiche per il Clima, Carlotta Bonvicini, ha presentato in questi giorni “Urbano Naturale”: un programma che si ispira alla filosofia del botanico giapponese Akira Miyawaki che vuole verde in cambio di asfalto, microforestazione intensiva al posto di colate di cemento. In questa ottica sono già iniziati i lavori in via Cisalpina e via Mazzacurati. E’ auspicabile che questi progetti di “depavimentazione e introduzione del verde” siano attuati non in modo sporadico, ma in larga scala: non solo in periferia, ma anche in città.

Se però analizziamo il progetto di “riqualificazione” del Parco del Popolo è evidente una grande contraddizione tra il dire e il fare. In una vasta area all’interno della zona nord dei Giardini pubblici infatti è prevista la costruzione del nuovo Chalet Diana, che comporta l’eliminazione anche di cinque grossi Cedri atlantica (uno di questi con circonferenza del tronco superiore ai due metri) e un Nocciolo. Il disegno del progetto non lascia dubbi: la sua realizzazione in mezzo al verde comporta un’inutile consumo di suolo ed è più che mai inopportuna.

Persino la Consulta del Centro storico, tradizionalmente vicina all’Amministrazione, ha sollevato forti dubbi sulla sua attuazione. Quando, come probabile, tra qualche anno, questo spazio cementato andrà in degrado dopo che nessuno lo aveva preso in gestione, si applicherà anche lì il programma “Urbano Naturale”?. “Fare e disfare è tutto un lavorare” dice un vecchio detto: quando si svolge male un lavoro si compie un doppio sforzo; se invece ci si impegna sin dall’inizio si evita di spendere molte più energie e denaro. Visto che in questo caso i soldi sono pubblici non è il caso di pensarci per tempo?

Ugo Pellini