
Un giro di gestione illegale di rifiuti metallici è stato scoperto dai carabinieri nel Parmense. Venti persone e quattro società risultano indagate nell’ambito di un’inchiesta per traffico illecito di rifiuti che avrebbe portato alla movimentazione e alla commercializzazione irregolare di centinaia di tonnellate di materiali ferrosi e non ferrosi.
Al centro dell’indagine una rete che, secondo gli investigatori, raccoglieva scarti provenienti da officine meccaniche e cantieri edili per poi trasferirli in siti privi di sistemi idonei a impedire la percolazione di liquidi pericolosi. Nei siti individuati i materiali venivano selezionati, smontati e successivamente reintrodotti nel mercato attraverso quattro imprese di recupero ritenute coinvolte nel meccanismo, con sedi tra le province di Parma e Reggio Emilia.
Il gruppo principale individuato dagli inquirenti sarebbe riconducibile ad alcuni componenti di una famiglia calabrese da tempo residente in Emilia-Romagna.
L’operazione è stata condotta dai carabinieri della Compagnia di Parma insieme al Noe di Bologna e al Nipaaf di Parma, sotto il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia di Bologna e della Procura di Parma. L’attività investigativa ha consentito di ricostruire un sistema organizzato per la gestione abusiva di rifiuti metallici e di veicoli fuori uso.
I sequestri hanno riguardato quattro aree utilizzate come depositi illegali nei territori di Langhirano, Neviano degli Arduini e Corniglio. Bloccati anche sei autocarri impiegati per il trasporto dei materiali, risultati privi dei necessari titoli autorizzativi.
Nel corso degli accertamenti è emerso che, soltanto nel 2023, sarebbero stati effettuati circa 500 trasferimenti non autorizzati di rifiuti, per un quantitativo complessivo superiore alle 650 tonnellate. Il valore economico dell’attività illecita è stato stimato dagli investigatori in circa 300 mila euro, ai quali si aggiungerebbe il vantaggio economico derivante dal mancato rispetto degli obblighi previsti dalla normativa ambientale.


