REGGIO EMILIA – La UIL di Reggio Emilia prende atto dell’approvazione del Piano Economico Finanziario da parte di ATERSIR, che prevede per il 2026 un incremento medio del 4,6% dei costi del servizio rifiuti.

Si tratta di una decisione che conferma, purtroppo, le preoccupazioni espresse dalla UIL solo pochi giorni fa. Nel nostro intervento avevamo chiesto ai sindaci della provincia un impegno chiaro a evitare nuovi rincari della TARI nel 2026 e avevamo evidenziato come gli sconti previsti per alcune fasce di cittadini non potessero rappresentare una risposta sufficiente se, parallelamente, si fosse proceduto con un nuovo aumento generalizzato delle tariffe.

Oggi quella preoccupazione trova conferma nei fatti. «Avevamo espresso il timore che, mentre si parlava di agevolazioni, fosse già in preparazione un nuovo aumento della tariffa – dichiara Alex Scardina, Coordinatore UIL Reggio Emilia. Purtroppo è esattamente quello che è accaduto. Il Piano Economico Finanziario approvato da ATERSIR prevede un incremento medio del 4,6% nel 2026. È una prospettiva che non può lasciarci indifferenti.»

La UIL riconosce che una parte degli aumenti sia legata a dinamiche nazionali, come l’inflazione, l’aumento dei costi energetici e del lavoro. Tuttavia, queste motivazioni non possono tradursi automaticamente in un ulteriore aggravio per famiglie, lavoratori e pensionati. «Dopo l’aumento dell’8,5% dello scorso anno, un ulteriore incremento del 4,6% significa arrivare a oltre il 13% in appena due anni. È un livello che riteniamo insostenibile per chi vive di stipendio o di pensione. I salari e le pensioni non crescono con la stessa velocità delle tariffe e il rischio è quello di comprimere ulteriormente il potere d’acquisto delle famiglie.» Per la UIL resta indispensabile affrontare il tema dei costi del servizio prima ancora di quello delle tariffe.

«Prendiamo atto delle motivazioni tecniche illustrate da ATERSIR, ma ora la responsabilità passa ai sindaci. Hanno una scelta davanti: limitarsi a fare i notai, recependo passivamente gli aumenti previsti, oppure assumersi una responsabilità politica, individuando risorse proprie e strumenti che consentano di mitigare, o, se possibile, azzerare gli effetti degli aumenti sulle famiglie, sui lavoratori e sui pensionati.»

«I cittadini reggiani hanno già fatto la loro parte, contribuendo a portare la raccolta differenziata tra le migliori del Paese e sostenendo rincari ben superiori alla media regionale. Adesso è il momento che anche le istituzioni facciano la loro parte. Chiediamo ai sindaci di scegliere da che parte stare: se limitarsi a certificare gli aumenti oppure intervenire concretamente per evitarne o ridurne l’impatto. Per la UIL, superare il 13% di aumento in due anni non è una prospettiva sostenibile e continueremo a batterci affinché questo non si traduca nell’ennesimo colpo ai bilanci di lavoratori, pensionati e famiglie.»