FIABA LIBRO DI SE Sarzano 2026 locandina generale

CASINA (Reggio Emilia) – Comincia venerdì sera, con i saluti istituzionali e l’apertura delle mostre accompagnate dal pianoforte di Vanessa Livi, “Fiaba libro di sé. Errare narrare immaginare”, un progetto disegnato da Elisa Pellacani con l’Associazione Ilde e il Comune di Casina e che si svolge al Castello di Sarzano nelle intere giornate di sabato e domenica prossimi. L’entusiasmo dell’Assessore di Casina Alessandro Torri Giorgi ha accompagnato e accolto questo nuovo appuntamento dal sapore apparentemente utopico con cui si propone la condivisione del fare e del pensare creativo – dopo la recente “Festa del Libro” a Novellara – fin da quando, nell’autunno scorso, il progetto “Ponte Libro” è stato varato dalla generosa disponibilità della Fondazione Palazzo Magnani a rendere gratuitamente disponibili al pubblico un’ingente quantità di volumi d’arte – molti editi tra fine anni Novanta e inizi anni Duemila – che erano archiviati nei magazzini della Fondazione.

L’idea è che lo spazio occupato da questi volumi, installati a formare mura e impedimenti al passaggio in sede di mostra, si trasformi in un varco man a mano che le persone lo “sgretolano”, cioè sfogliano e poi portano a casa con sé volumi d’arte, di fotografia, da collettive o monografiche, libri portatori di bellezza e che quindi possono generare altra bellezza, trasformandosi simbolicamente da ingombro ad apertura verso altri e nuovi mondi. Nei mesi scorsi attorno a quest’idea, a cui con altri comuni virtuosi ha aderito quello di Casina con l’acquisizione di circa due migliaia di volumi, si è andato sovrapponendo anche un altro tassello della ventennale ricerca associativa che con la curatela di Pellacani sta indagando il libro come strumento di sperimentazione artistica, cioè quello della potenzialità di crescita e cura collettiva propria della creatività.

FIABA LIBRO DI Sè – tutto il programma

Un Bene Comune trasversale, cioè che si esprime appunto in diversi modi e ambiti, e che può appartenere a tutti, se coltivata, incentivata, riconosciuta come importante: il programma prevede laboratori di incisione e stampa (con Gianni Guerzoni) e di acquerello e disegno dal vero (con Sara Giuberti e Maria Luisa Montanari), oltre a un pomeriggio aperto a chi voglia partecipare per una sessione di “quaderno di viaggio” insieme. Con la pratica sono previsti anche momenti di dialogo e studio con affondi nelle neuroscienze, nella biologia, nella psichiatria e nella filosofia.

Con la Prof.ssa Paola Damiani (Unimore) a coordinare il Comitato scientifico di quest’appuntamento che prevede altri sviluppi futuri, l’incontro “Fantasia, immaginazione, creatività: i linguaggi della conoscenza di sé” conta con l’apporto del Prof. Antonio Petrucci, con il suo nuovo libro “Di fate e maghe e simili creature”, dello psichiatra e scrittore Stefano Mazzacurati e del neuropsichiatra Ciro Ruggerini, sostenuto dalla partecipazione dell’Associazione per il Museo di Storia della Psichiatria San Lazzaro (di cui è il nuovo presidente), del Progetto Crescere, dell’Istituto Toniolo di Modena dove insegna. Alle 17 di sabato pomeriggio questo prisma da prospettive diverse, in cui la fiaba si scopre essere utile alla comprensione di parti anche più nascoste di noi, vede la partecipazione di Elisa Lolli accompagnata dalle musiche di Nicola Bonacini, a interpretare una fiaba inedita e lo stesso Mazzacurati con una sua revisione della storia del lupo.

In foto: Elisa Pellacani (foto Laura Sassi) e Antonio Petrucci (foto Laura Sassi)

La fiaba come chiave di conoscenza di sé stessi in un ricco cartellone che si dipana all’aperto, attorno alla chiesa di San Bartolomeo, salendo sul prato antistante il castello matildico che per l’occasione sarà non solo aperto ma con due visite guidate (una alle 11 e una alle 16) sia sabato che domenica e che proprio in una delle sue stanze ospiterà alcuni dei narratori in programma. Il Dott. Giovanni Giaroli con le sue storie di autismo (il lupo Silvano e l’ape Melissa sono una sua fortunata e riuscitissima trovata) e – racconto dei racconti sul viaggio della vita e sulla diversità – il capolavoro darziano “Il pinguino senza frac”, con la voce di Faustino Stigliani e la musica di Omar Rizzi.

E mentre al mattino un menestrello con uno strano strumento (la ghironda, suonata da Erio Reverberi) si aggira per i prati e sfiora l’ombra delle maestose mura matildiche, sul far del tramonto il sax di Nanni Villani improvvisa con Luigi Maria Mesano al pianoforte mentre una delle aziende agricole coinvolte – unite nella comunità di Slow Food Comunità – prepara il suo particolare “apple spritz”. Ma, volendo, già a mezzogiorno ci si può iscrivere (ildebook@gmail.com) al pranzo del Bianconiglio, con “prelibatezze del bosco” in una tavolata immancabilmente allestita dal… Cappellaio Matto.

In foto da sin Ciro Ruggerini (foto Laura Sassi) e Stefano Mazzacurati (foto Laura Sassi)

E durante tutto il giorno incontrare e magari assistere alle performance degli artisti che lavorano sulla grafica, il libro d’artista, la pittura, Antonella Marinetti, Beatrice Palazzetti, Ligowski. In “Fiaba libro di sé” alle pagine – accanto a quelle dell’installazione Ponte Libro sono in mostra anche quelle polimateriche dei libri d’artista che provengono da una recentissima mostra curata con i professori Pedro Rueda e Enric Senabre all’Università di Barcellona e opere su carta da laboratori d’arte con Maria Pellini al Labor –  si alternano le voci, in una sorta di rituale in cui narratori diversi interpretano fiabe – nuove, inedite e capolavori della letteratura – e interventi musicali: un altro linguaggio, quello dell’oralità, della fruizione condivisa, dello stare insieme in uno spazio che cambia nei colori e nel modo in cui viene vissuto, accanto a quello fisico, individuale dell’oggetto-libro.

 Uno speciale segnalibro, che verrà distribuito a tutti i partecipanti, permetterà l’accesso a registrazioni di alcuni degli interpreti e autori per poter riascoltare le fiabe con la tranquillità necessaria cogliendone non solo inflessioni e gustandone le sonorizzazioni ma anche perché questo antico, straordinario linguaggio accompagni la reale quotidianità dei nostri pensieri. Una festa pensata per accogliere adulti e bambini, nella convinzione che, almeno qualche volta, possano parlare lingue molto simili.