di Giuseppe Adriano Rossi

REGGIO EMILIA – “Il cardinale Camillo Ruini è stato un dono grande per la diocesi di Reggio Emilia-Guastalla e per la Chiesa italiana”. Con queste parole l’arcivescovo Giacomo ha introdotto sabato 18 luglio nella basilica cittadina di San Prospero la Santa Messa di memoria e suffragio in ricordo del porporato, che sia come presbitero che come vescovo ausiliare tante volte vi ha celebrato.
L’arcivescovo ha ricordato il tanto bene offerto dal Cardinale Ruini alla diocesi come ausiliare con il suo ministero episcopale, il generoso servizio e gli scritti sui grandi temi come la morte e la vita eterna. Nell’omelia mons. Morandi si è focalizzato sulle tre parabole proposte dal brano del Vangelo di San Matteo.
Quelle del granello di senape e del lievito evidenziano l’azione del Regno di Dio che si svolge nel nascondimento e nel silenzio, ma che porta molti frutti: il granello genera un maestoso albero su cui nidificano gli uccelli; un pizzico di lievito riesce a far lievitare una grande massa di pasta. Si fa fatica ad accettare che operi in questo modo; si vorrebbe invece che si imponesse.
Quindi il Regno dei Cielo non sposa le logiche umane del mostrarsi e del clamore; sembra non percepibile, eppure cresce. Lo stesso Gesù per trent’anni visse nel nascondimento come figlio del carpentiere; il suo efficace ministero si protrasse per tre. Cristo raccomandava ai suoi discepoli di pregare e digiunare senza ostentazione.
La vita spirituale non sceglie la logica del mondo, della potenza incapace di vedere il tanto bene che c’è e la cui forza pervasiva deve essere comunicata.
Alla Santa Messa, concelebrata dal vicario generale mons. Giovanni Rossi con il diacono Vittorio Magnanini, hanno partecipato numerosi amici e giovani che hanno condiviso con “don Camillo” fondamentali esperienze formative e culturali nell’attiguo Centro Giovanni XXIII di via Prevostura 4, indispensabile e fondamentale sede della associazioni ecclesiali.
L’arcivescovo ha poi appuntato la sua riflessione sulla parabola difficile del grano e della zizzania, riportata solo dall’evangelista Matteo. L’uomo ha seminato il grano ed è spuntata la zizzania: ha vinto, allora, il peccato? Da dove viene il male? La riposta a questo drammatico interrogativi è una sola: è stato il maligno, Satana, che è sempre all’opera e devasta.
Il compito della separazione tra buoni e malvagi spetta solo a Dio; il giudizio spetta al Signore, che è paziente, misericordioso e attende che l’uomo si converta passando dalla condizione di lontananza a quella di vicinanza a lui. Molti sono tentati di giudicare, vorrebbero farsi “i giustizieri di Dio”. Quello che è importante, invece, è seminare ed essere grano.


