
La Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna, Ceer, presieduta dal vescovo di Reggio e Guastalla Giacomo Morandi, interviene dopo l’approvazione, avvenuta il 23 luglio 2026, della legge regionale che disciplina l’accesso al Suicidio Medicalmente Assistito (SMA). Con il via libera dell’Assemblea legislativa, l’Emilia-Romagna diventa la terza regione italiana, dopo Toscana e Sardegna, a dotarsi di una normativa specifica in materia, in assenza di una legge nazionale.
Secondo l’episcopato emiliano-romagnolo, il valore della vita umana deve essere tutelato in ogni fase dell’esistenza, soprattutto nei momenti di maggiore fragilità, come la malattia e la vecchiaia. Per questo, i vescovi sostengono che il compito della società sia quello di garantire assistenza, sostenere le famiglie e rafforzare le politiche sanitarie a tutela delle persone più vulnerabili, con particolare attenzione allo sviluppo e all’accessibilità delle cure palliative.
Pur prendendo atto che il testo approvato riconosce l’obiezione di coscienza per gli operatori sanitari – una tutela che, secondo i vescovi, dovrebbe essere estesa anche ai farmacisti – e richiama l’importanza delle cure palliative, la Conferenza Episcopale ritiene che tali cure dovrebbero rappresentare un requisito imprescindibile e non una semplice opzione illustrata al paziente.
Nel documento si afferma che la risposta alla sofferenza non può consistere nel ricorso al suicidio medicalmente assistito, ma nell’accompagnamento della persona malata attraverso relazioni di vicinanza, sostegno umano e adeguate cure palliative, ritenute fondamentali per alleviare il dolore e garantire dignità nel percorso di malattia.
I vescovi esprimono inoltre preoccupazione per le possibili conseguenze culturali della nuova normativa. A loro giudizio, la legge potrebbe favorire una progressiva estensione dell’accesso alla pratica e contribuire a diffondere una concezione della vita delle persone gravemente malate o disabili come priva di valore. Nel documento si evidenzia inoltre il timore che un’interpretazione assoluta del principio di autodeterminazione possa accentuare l’individualismo e la solitudine, indebolendo il valore della vita come bene comune.
La Conferenza Episcopale dell’Emilia-Romagna rivolge infine un messaggio di vicinanza alle persone malate, fragili e alle loro famiglie, assicurando preghiera e sostegno. Richiamando una nota dell’Episcopato Toscano del gennaio 2025, i vescovi ribadiscono che «la vita umana è un valore assoluto» e che il diritto da garantire è quello alle cure, non quello di ricevere la morte.


