
di Giuseppe Adriano Rossi
A Reggio Emilia ci vogliamo bene? Questa la domanda, spiazzante, con cui l’arcivescovo Giacomo ha concluso questa mattina, 8 settembre, in Ghiara l’omelia del solenne pontificale per la festa della Natività della Beata Vergine Maria, all’apice della Giarèda.
L’interrogativo è stato posto alla conclusione di una serrata riflessione sul tema della gioia, che ha preso le mosse dal racconto delle nozze di Cana: Maria si preoccupa per la gioia degli sposi a cui è venuto a mancare il vino, che nei testi biblici è sinonimo – se assunto in modica razione – della gioia del vivere.
Una gioia che oggi sembra essersi dissolta; la gioia, che non è il piacere, nasce dalla consapevolezza di essere amati pur nei nostri limiti, fallimenti, povertà. E il cantico del “Magnificat” intonato da Maria esprime pienamente tale gioia.


Nelle comunità ecclesiali si coltiva la gioia di vivere? Domande banali: mi vuoi bene? ci sentiamo amati? si è capaci di recuperare il sorriso? Ciò certamente impone un serio esame di coscienza come Chiesa, come comunità cristiane: “siamo capaci di evangelizzare la gioia di essere amati da Dio?” si è chiesto mons. Morandi che aveva riflettuto sul progetto di salvezza tenacemente messo in atto dal Signore dopo il peccato di Adamo ed Eva.
Si è segno di gioia per chi è in situazione di abbandono, di sofferenza? E’ un dovere che spetta a tutti indistintamente, anche a chi ha responsabilità istituzionali. Il senso della vita dei cristiani è di essere operatori e cooperatori della gioia verso le sorelle e i fratelli.
L’arcivescovo Giacomo ha poi rivolto uno sguardo alla storia, al passato della nostra città che ha saputo esprimere donne e uomini che hanno generosamente speso la loro esistenza perché tutti sentissero il calore di un’amicizia, di una voce amica, di prossimità e condivisione, cioè di “sentirsi amati”. Questa preziosa eredità, ha raccomandato mons. Morandi, non deve essere lasciata cadere, deve essere tenuta viva. E generazioni di Reggiani hanno chiesto nel Tempio della Ghiara l’intercessione di Maria perché non si perda la gioia, soprattutto nel silenzio assordante e nella solitudine devastante che affigge tanti. Occorre impegnarsi perché il valore di una società è direttamente proporzione all’amore manifestato dalle persone che hanno il dono della fede.

Al termine della celebrazione eucaristica, a cui erano presenti le autorità civili e militari con i gonfaloni di Comune e Provincia, fra Giacomo Malaguti, priore del convento della Ghiara, ha ringraziato quanti si sono impegnati per la realizzazione della Giarèda e ha ricordato il gemellaggio spirituale di Reggio con Fivizzano, presente con il gonfalone della Confraternita.


